Pubblicato il: 21/07/2026 – 15:37

di Giorgio Curcio

REGGIO CALABRIA È la vigilia di Natale del 1989. Nel buio della Locride, due carabinieri viaggiano a bordo di un piccolo fuoristrada fingendosi emissari della famiglia Casella. Sembra un mezzo del tutto normale, ma non è così: le blindature lo hanno rinforzato ma, soprattutto, è stato modificato per nascondere al suo interno altri uomini del GIS, il Gruppo di intervento speciale. Una notte che segnerà la storia del nostro Paese. Tutto è pronto per la consegna del riscatto richiesto dai sequestratori di Cesare Casella. Quando gli uomini armati si avvicinano per ritirare il denaro, scatta l’operazione. Ne nasce un violento conflitto a fuoco. Giuseppe Strangio, figura di primo piano della banda che tiene prigioniero il giovane pavese, viene colpito alle gambe e arrestato. I complici riescono invece a fuggire, abbandonandolo sul terreno.

Comandante Alfa

Tra gli operatori del Gis impegnati nella missione c’è anche il Comandante Alfa. E quella notte rappresenta uno dei capitoli calabresi, e probabilmente meno conosciuti, della carriera del luogotenente dell’Arma originario di Castelvetrano, la cui identità è sempre rimasta segreta, fino alla sua morte avvenuta domenica 19 luglio all’età di 75 anni. Fondatore del Gis e considerato il carabiniere più decorato d’Italia, Alfa partecipò a missioni ad altissimo rischio: dalla rivolta nel carcere di Trani alla liberazione di ostaggi, fino alla protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo. Tra le operazioni che segnarono la sua vita ci fu anche la sfida agli uomini della ’ndrangheta che avevano trasformato l’Aspromonte nella prigione di Cesare Casella.