Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiLa complessa partita delle 150 preferenze per l'assegnazione delle supplenze è ufficialmente scattata giovedì scorso. Un rito estivo che, anche quest'anno, porta con sé il consueto carico di incognite per migliaia di colleghi precari. L'algoritmo ministeriale, che storicamente ci ha abituati a malfunzionamenti e storture fin dalle prime tribolate nomine informatizzate, è stato riprogrammato per ridurre il numero complessivo dei contratti e rimediare ai diversi errori che si sono verificati nel tempo. Il meccanismo ideato da viale Trastevere è ingegnoso: accorpando i frammenti orari, scenderà abbastanza drasticamente il bacino formale del precariato.

Questa operazione di cosmesi statistica rischia di penalizzare pesantemente chi non compilerà l'istanza con la necessaria perizia certosina e la conoscenza dei cambiamenti.

L'era dei «posti orario»

La novità strutturale più impattante riguarda i cosiddetti posti orario. Fino allo scorso anno, molti docenti preferivano non inserire tutte le preferenze per attendere comodamente piccoli spezzoni nella propria scuola e maturare punteggio. Quest'anno chi adotta questa strategia rischia di rimanere a mani vuote. Le regole prevedono che un posto orario non sia un semplice spezzone, ma un posto costruito ad hoc dagli Uffici Scolastici Territoriali unendo vari frammenti orari, anche inferiori alle sei ore, per formare le cattedre, rispettando le tabelle di viciniorietà con il limite imposto di massimo tre scuole spalmate su non più di due comuni.