HomeNapoliIl Cira di Capua prova a scrivere il futuro dell'AerospazioPropulsione spaziale, rientro atmosferico e piattaforme stratosferiche: le tecnologie presentate al Farnborough International Airshow 2026 dal Centro Italiano Ricerche AerospazialiLa piattaforma stratosferica presentata dal CiraRicevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciRoma, 21 luglio 2026 – Dalla stratosfera ai viaggi nello spazio, passando per i sistemi che permettono ai veicoli spaziali di tornare sulla Terra in sicurezza. Il Cira, il Centro italiano ricerche aerospaziali con sede a Capua, ha presentato al Farnborough International Airshow 2026, la mostra internazionale dell’Aerospazio che si concluderà venerdì prossimo, tre tecnologie sviluppate nei propri laboratori: una piattaforma capace di volare stabilmente a circa 20 chilometri di quota, un componente destinato allo Space Rider dell’Agenzia spaziale europea e una nuova camera di combustione per motori spaziali. La partecipazione a una delle principali manifestazioni mondiali del settore conferma il ruolo del Centro campano come punto di collegamento tra ricerca scientifica e industria. Il Cira, società a maggioranza pubblica partecipata dal Cnr, dispone infatti della più importante rete italiana di infrastrutture sperimentali in campo aerospaziale e gestisce il Programma nazionale di ricerca aerospaziale, il Pro.R.A. Volare a 20 km dalla Terra La prima tecnologia presentata a Farnborough è una piattaforma stratosferica, una sorta di grande velivolo gonfiato a elio, alimentato elettricamente e dotato di pannelli solari. È progettato per operare a circa 20 chilometri di altezza, molto più in alto degli aerei di linea ma più vicino alla Terra rispetto ai satelliti. Il suo vantaggio è proprio questo: può restare a lungo sopra una determinata zona e osservarla con continuità. In termini semplici, può funzionare come un “satellite più vicino”, utilizzabile per controllare incendi, alluvioni e altre emergenze, monitorare l’ambiente, migliorare le telecomunicazioni o raccogliere dati utili all’agricoltura di precisione. Può quindi affiancare, e in alcuni casi sostituire, i tradizionali sistemi satellitari. Lo Space Rider e i motori spaziali Il secondo progetto è il Body Flap, una delle superfici di controllo dello Space Rider, il veicolo spaziale riutilizzabile sviluppato dall’Agenzia spaziale europea con Thales Alenia Space come capofila industriale. Il Body Flap può essere paragonato a un timone: serve a controllare l’assetto del veicolo durante il rientro nell’atmosfera, quando le temperature e le sollecitazioni diventano estremamente elevate. Per realizzarlo il Cira ha utilizzato un innovativo materiale ceramico composito, sviluppato insieme a Petroceramics, capace di resistere alle condizioni particolarmente severe del rientro. Il componente ha già superato una vasta campagna di prove e rappresenta uno dei contributi principali del Centro al sistema di protezione termica dello Space Rider. La terza tecnologia riguarda invece il “cuore” dei motori spaziali. Si tratta della camera di combustione OMOP, sigla che significa “One Material One Part”, cioè un solo materiale e un solo pezzo. La camera è realizzata attraverso la produzione additiva, comunemente conosciuta come stampa 3D. Il principio è semplice: invece di costruire il componente assemblando numerose parti, lo si produce quasi interamente come un unico elemento. In questo modo si riducono peso, tempi di lavorazione, costi e punti di possibile rottura, aumentando l’affidabilità del motore. Il progetto è stato sviluppato nell’ambito del programma Hyprob, dedicato alla propulsione spaziale. E' anche il nome del nuovo impianto sperimentale del Cira destinato alle prove su motori, camere di combustione e componenti propulsivi di nuova generazione. L’obiettivo è rafforzare l’autonomia tecnologica italiana in un settore strategico, permettendo di testare nel Paese soluzioni che potranno essere utilizzate nei futuri lanciatori e nelle missioni spaziali. La delegazione del Centro è stata guidata dal presidente Tommaso Edoardo Frosini e dal direttore generale Stefania Cantoni e parteciperà a incontri con istituzioni, agenzie spaziali e imprese. “La partecipazione al Farnborough International Airshow – ha sottolineato Frosini – conferma la capacità del Cira di tradurre la ricerca scientifica in tecnologie strategiche e disponibili per il settore industriale, rafforzando il ruolo dell’Italia nelle grandi sfide dell’aerospazio”.