La disinformazione preoccupa circa il 90% degli italiani, ma il fact-checking resta un'abitudine ancora poco diffusa

Le fake news sono un problema grave, ma soprattutto per gli altri. È il paradosso che emerge dalla ricerca commissionata dal Brand Journalism Festival e realizzata da Ipsos-Doxa: il 90% degli italiani considera la diffusione di notizie false una minaccia per la società, mentre solo il 68% ritiene di esserne personalmente esposto. Tra contenuti manipolati e informazioni costruite per orientare il dibattito pubblico, la disinformazione viene dunque percepita come un pericolo concreto e sempre più diffuso. Ma molti continuano a credersi più capaci degli altri di riconoscerla e di non lasciarsene influenzare.

Il fact-checking fai-da-te e frammentario

Questa percezione si riflette anche nel modo in cui gli italiani verificano le notizie. Il fact-checking è spesso affidato a iniziative personali piuttosto che a procedure sistematiche o siti e istituzioni specializzati. La strategia più diffusa consiste nel controllare l’attendibilità della fonte, ma pesa anche la notorietà dell’autore. Circa la metà degli italiani cercano poi ulteriori conferme utilizzando i motori di ricerca oppure confrontando la stessa informazione con altre testate o canali di comunicazione. Decisamente meno frequente è invece il ricorso ai siti specializzati in fact-checking, consultati solo dal 34% degli italiani. Anche la frequenza con cui vengono effettuate queste verifiche mostra come il controllo delle informazioni non sia ancora un’abitudine consolidata. Meno di un terzo degli intervistati dichiara di verificare sempre le notizie prima di considerarle attendibili, mentre la maggioranza lo fa solo qualche volta.