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«Sei uscito di casa un giorno e non sei più tornato. Lo sapevi, hai scelto di andare avanti, di seguire i tuoi ideali. Perchè tu questa città la volevi cambiare, ci credevi e probabilmente ci speravi. Eri stato lasciato solo, come tutti i morti uccisi dalla mafia prima di te e dopo di te. Avrai ponderato, pensato, avrai certamente immaginato quello che sarebbe successo e le inevitabili conseguenze sulle nostre vite. Ti sarai arrovellato in quel caldissimo luglio quando ci accompagnavi lontano da Palermo nella casa dei nonni vicino Catania, vicino quel mare in cui ho con te i ricordi più belli Già sapevi che non ci avresti visto più perchè la frase «Giuliano morira» era già stata pronunciata al centralino della questura qualche settimana prima». Così Selima Giorgia Giuliano, figlia di Boris, ricorda il padre, capo della Mobile di Palermo ucciso dalla mafia il 21 luglio di 47 anni fa. La figlia, oggi sovrintendente ai Beni Culturali a Palermo, affida il suo ricordo ai social network: «E quella frase non perdonava, era una sentenza di morte. Chissà quante volte ti sarai sentito abbandonato - scrive - da chi ti doveva supportare e proteggere. Potevi mollare, andartene, chiedere il trasferimento. Ma non lo hai fatto, probabilmente non lo hai mai neanche preso in considerazione, hai scelto di continuare il tuo lavoro e hai scelto bene. Perchè credevi nello Stato, nella giustizia e amavi moltissimo la tua terra. Eri orgoglioso della tua divisa». «E ovunque io sia, oggi come in qualsiasi altro giorno - conclude - degli ultimi 47 anni, sei la mia imprescindibile stella polare e la tua scelta è diventato il mio orgoglio».








