Grazie alle straordinarie capacità del telescopio spaziale James Webb Space Telescope (JWST) della NASA, un team internazionale di scienziati guidato da Claudio Gavetti, dottorando presso l'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF) e l’Università degli Studi Roma Tre, ha svelato i meccanismi con cui le stelle che si trovano nelle ultime fasi della loro evoluzione producono polvere cosmica in ambienti estremamente poveri di elementi chimici più pesanti di idrogeno ed elio, che in astronomia vengono indicati con il termine “metalli”. Il lavoro, pubblicato oggi sulla rivista The Astrophysical Journal, fornisce nuovi vincoli osservativi per comprendere come le stelle evolute formano polvere in condizioni simili a quelle dell’Universo primordiale.

L’oggetto dello studio è la galassia nana Sextans A, un laboratorio cosmico situato ai margini del nostro Gruppo Locale, caratterizzato da un contenuto di metalli eccezionalmente basso, stimato tra l'1% e il 7% di quello del Sole. Questa peculiare composizione rende Sextans A molto simile alle galassie che popolavano l’Universo giovane e primordiale, offrendo ai ricercatori una rara opportunità di analizzare processi simili a quelli che avvenivano nell'Universo miliardi di anni fa.