La lettera del detenuto pro Pal. Ma festeggiò pure gli attentati

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Mohammad Hannoun (foto) ci riprova e, non contento delle continue manifestazioni in cui i suoi uomini chiedono la sua liberazione e quella dei suoi sodali accusati di terrorismo, ora scrive dal carcere (è in regime di alta sicurezza). E lo fa rivolgendosi ai giudici della Corte di Cassazione, che il prossimo 9 ottobre dovranno per la seconda volta pronunciarsi sulla sua scarcerazione. La narrazione portata avanti dall'uomo accusato di essere a capo della cupola di Hamas in Italia, i cui elementi raccolti dai pm genovesi, dalla Digos e dalla Finanza sono dettagliatissimi, continua nella sua narrazione per cui la beneficenza nei confronti dei palestinesi non è sinonimo di terrorismo. Hannoun dovrebbe allora spiegare le intercettazioni di uno dei suoi uomini che riferisce di usare i soldi degli orfani per acquistare una casa che serva per l'associazione. Dovrebbe motivare quali rapporti avesse con Ismail Haniyeh, capo politico di Hamas fino al 2024, ma anche quelli con Abu Obaida, ex ministro dei trasporti di Hamas. Così come Khaled Meshal, capo degli esteri di Hamas, rieletto a maggio 2026, Mousa Abu Marzouq, Vicecapo dell'Ufficio Politico di Hamas, Ali Baraka, Responsabile delle relazioni esterne di Hamas, basato in Libano (dove ha fatto diverse «missioni»), e almeno altri 8 vertici del gruppo terroristico.