Il giordano ha inviato una lettera ai giudici della Cassazione, che il prossimo 9 ottobre dovranno pronunciarsi per la seconda volta sulla sua scarcerazione
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"La solidarietà, la beneficenza e l'assistenza umanitaria costituiscono la ragione stessa della nostra esistenza associativa nella convinzione di contribuire, sia pure in misura limitata, ad alleviare le sofferenze di una popolazione sottoposta a condizioni estremamente difficili". Se queste attività "dovessero essere interpretate come elementi di 'terrorismo', non potrei che ribadire la coerenza delle mie convinzioni e delle mie azioni". Lo scrive l'attivista e architetto palestinese Mohammad Hannoun, detenuto nel carcere di Terni perché accusato di finanziare Hamas in una lettera indirizzata ai giudici della Corte di Cassazione, che il prossimo 9 ottobre dovranno per la seconda volta pronunciarsi sulla sua scarcerazione, chiesta dagli avvocati Dario Rossi e Fabio Sommovigo. Hannoun ribadisce di aver sempre operato "nella massima trasparenza e nel pieno rispetto delle leggi italiane, delle norme internazionali e delle disposizioni che disciplinano le attività di solidarietà, assistenza e cooperazione umanitaria".






