La nascita di Searah, la nuova joint venture paritetica tra Eni e Petronas costituita lo scorso 8 giugno, potrebbe ridisegnare gli equilibri dell'upstream nel Sud-Est asiatico. A sostenerlo è Wood Mackenzie, che in una nuova analisi individua nella società uno dei futuri protagonisti del settore, grazie a un portafoglio di 19 asset tra Indonesia e Malesia.
Searah esordisce con una produzione superiore a 300 mila barili equivalenti al giorno, destinata a superare quota 500 mila entro il 2029 e, nel lungo periodo, 800 mila. Numeri che, secondo la società di consulenza, danno alla joint venture dimensione, risorse e capacità finanziaria sufficienti per competere ai vertici del mercato regionale.
“Asset e capitale ci sono già. Il vero banco di prova sarà la capacità di sviluppare contemporaneamente più progetti miliardari senza perdere il controllo su tempi e costi”, osserva Munish Kumar, senior analyst upstream di Wood Mackenzie. È su questo terreno che si giocherà la possibilità per Searah di affermarsi come nuovo operatore di riferimento.
Le proiezioni indicano che, se i piani verranno rispettati, la joint venture potrebbe diventare entro il 2030 il primo produttore upstream del Sud-Est asiatico, superando player consolidati come Pertamina, Petronas stessa, Pttep, Shell e BP.






