Lorenzo Vita

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Yemeni soldiers

L’escalation tra Iran e Stati Uniti coinvolge già l’intero Medio Oriente. Le basi americane nella regione sono continuamente bersagliate dalle rappresaglie dei Pasdaran. Le monarchie del Golfo sono costrette a subire il ritmo del conflitto, con i blocchi del traffico e i raid compiuti contro cargo e petroliere. Israele attende di capire il suo coinvolgimento nella guerra, tanto che ieri sera, il premier Benjamin Netanyahu ha convocato il gabinetto di sicurezza per fare il punto della situazione. E ieri, l’Asse della Resistenza, cioè quell’insieme di milizie filoiraniane sparse in Medio Oriente, ha compiuto il primo passo in avanti, con gli Houthi che hanno annunciato il blocco navale nei confronti dell’Arabia Saudita.

La mossa della milizia yemenita rientra in una doppia partita. Da una parte, c’è lo scontro tra il gruppo filoiraniano e il governo, confermato dall’ultimo bombardamento dell’aeroporto di Sana’a per cui gli Houthi hanno accusato Riad. Dall’altra parte, l’accelerazione della forza sciita rientra anche nella sfida tra Teheran e Washington, soprattutto dopo che la Guida suprema iraniana, Mojtaba Khamenei, ha avvertito che tutto l’Asse della Resistenza avrebbe inferto “lezioni indimenticabili” agli Usa e ai loro alleati. Il portavoce militare della milizia yemenita, Yahya Saree, ha parlato di un “embargo” marittimo “basato sul principio dell’occhio per occhio”. Lo stesso Saree ha poi dichiarato che il blocco dell’aeroporto di Sana “è inaccettabile e non può essere tollerato” e che la risposta Houthi sarà “a ogni escalation con un’escalation”.