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Per millenni gli “ometti” formati da sassi impilati sono stati tra i più diffusi e importanti segnavia in montagna. La loro presenza, soprattutto su morene e pietraie dove il sentiero principale non è spesso visibile, aiuta a orientarsi e a seguire il percorso più sicuro. Negli ultimi anni, tuttavia, la loro diffusione è diventata un problema: molti vengono costruiti per divertimento, per lasciare il segno del proprio passaggio o per rendere più evocativa una fotografia da pubblicare sui social, alterando l’ambiente e creando confusione lungo i percorsi.
In alcuni sentieri si trovano ormai decine di ometti concentrati in pochi metri quadrati, tanto da rendere difficile distinguere quelli che indicano davvero il percorso da quelli costruiti senza alcuna funzione. La questione ha portato esperti e appassionati di montagna a interrogarsi su come rimediare al problema, che rientra tra gli effetti del sovraturismo montano. Mai come oggi la montagna è stata così accessibile e frequentata, e anche gesti apparentemente innocui, come impilare qualche sasso, possono modificare il paesaggio e avere conseguenze per l’ambiente se sono ripetuti da migliaia di persone.
L’atto di impilare le pietre rappresenta una delle testimonianze più antiche della presenza umana tra le montagne. Storicamente gli ometti venivano costruiti per motivi folkloristici, religiosi e pratici legati all’orientamento, in epoche in cui non c’erano alternative per segnare efficacemente i percorsi da seguire, per esempio per portare il bestiame da una valle all’altra. La loro presenza è attestata in molte aree del mondo, da quelle estreme sopra al Circolo polare artico ai grandi territori della Mongolia, passando per il Tibet e numerosi altri ambienti alpini.








