Per chi va in montagna gli uomini di pietra rappresentano inattesi e suggestivi incontri. Costruire queste piccole colonne di sassi è però diventata una moda. Su alcune vette ce ne sono ormai decine, se non centinaia. Il fenomeno è talmente diffuso che il club alpino austriaco Öav lancia l'allarme. Spostare le pietre può danneggiare l'ecosistema sensibile dell'alta montagna. "Sono belli, ma non devono diventare un fenomeno di massa come le monetine lanciate nella Fontana di Trevi", conferma all'ANSA il presidente del Cai Alto Adige Carlo Alberto Zanella. In val Sarentino, in Alto Adige, una vetta si chiama addirittura così, "Uomini di pietra". Sono innumerevoli e venivano menzionati già 500 anni fa nei verbali del processo in cui si accusava la contadina Barbara Pachler di stregoneria. Niente paura, non furono opere dell'occulto, ma furono costruiti dai pastori per orientarsi nella nebbia e a volte, forse, anche per noia. "La zona degli Uomini di pietra mi ha sempre affascinato", confessa Zanella. "Sono particolari e tali devono restare, non devono diventare una moda, solo per scattarsi poi un selfie", aggiunge il presidente del Cai Alto Adige. Zannella ricorda l'antica storia di queste costruzioni. "In alta montagna servono a tracciare i sentieri, se diventassero troppi potrebbero fare confusione", è convinto. "Rispettiamo la storia e le usanze antiche senza deturparle", è l'appello lanciato dal bolzanino.