PADOVA - È stato uno degli esponenti più autorevoli dell'espressionismo tedesco e faceva parte del gruppo artistico Die Brücke ("Il Ponte"), che ha preso le mosse a Dresda nel 1905. Il suo lavoro si distingue per l'uso intenso del colore, le forme semplificate e una pittura capace di trasmettere emozioni profonde più che una rappresentazione fedele della realtà. Perché se da Munch eredita l'intensità emotiva, a Gauguin è affine per il sogno dell'altrove, e i due aspetti si fondono in un'esplosione di colore. Gli appassionati di pittura potranno ammirare tutto questo dal 24 ottobre al 14 marzo a Palazzo Zabarella, dove verrà allestita la rassegna "Max Pechstein, Espressionismo dell'anima" con l'esposizione di oltre 120 opere di questo artista tedesco. Si tratta della prima rassegna a lui dedicata che si tiene in Italia; presenta anche schizzi preparatori, corrispondenza e fotografie personali, che permettono di ripercorrere l'iter creativo di Pechstein, dall'ispirazione all'idea più articolata, per arrivare al dipinto finale.

La mostra La retrospettiva padovana copre oltre cinquant'anni di lavoro, offrendo l'opportunità di accostarsi alla visione ampia che il protagonista ha acquisito frequentando personaggi di rilievo della scena figurativa europea, come Matisse, Kandinskij, Klee, Picasso, Braque. Pechstein, tra l'altro, era appassionato di viaggi e durante i soggiorni in Italia e a Parigi si accosta al classico, al medioevo e alla modernità. A Munch lo avvicina l'emotività dirompente, la capacità di bucare la tela con il senso di ansia che attanaglia in un tutt'uno sia le figure, che l'ambiente circostante. La sua riflessione ruota comunque attorno al rapporto con la natura, che è diretto e non mediato, aiutato anche dagli spostamenti lungo le coste del Mar Baltico e del Mare del Sud, che lo avvicinano a un paesaggio incontaminato. L'esposizione che si potrà visitare a Palazzo Zabarella comincia dalla scoperta dell'obiettivo che l'artista nel 1927 si porta in Pomerania, nei piccoli villaggi sulla costa del Mar Baltico; le immagini mostrano le persone nelle loro attività quotidiane: pescatori e contadini sono ripresi al lavoro, in una condizione dura e piena di privazioni, e anche la fotografia delinea la personalità dell'artista. La prima sezione, "Cercare - Opere giovanili e lavori d'atelier", invece, accende i riflettori sugli interessi giovanili di Pechstein che nel 1906 entra a far parte appunto della Brücke assieme ad altri giovani artisti la cui pittura predilige spazi deformati, colori intensi, di certo non naturali, e linee spezzate, in sintonia con la produzione espressionista, che trasmette il sentire dell'artista anziché rappresentare ciò che viene ritratto. Rispetto ai suoi compagni d'avventura, però, Pechstein usa i toni in maniera più morbida. E la forza della sua arte è ben esplicitata da un'opera realizzata quando aveva 15 anni, "La Wally dell'avvoltoio", ispirata a un personaggio letterario, ma anche da "Ragazza nel bosco". C'è poi parte intitolata "Trovare - I viaggi e la natura come fondi di ispirazione", dove in particolare le luci dei mari e delle coste europee tornano sui quadri che saranno esposti a Padova: in questi dipinti vivaci il richiamo è a un ambiente esotico, incontaminato, che fornisce ulteriore forza espressiva ai lavori del pittore e in un certo senso raccontano un universo vicino a quello di Gauguin. Nella sezione "Riflettere - Le opere tarde e un nuovo cromatismo" vengono mostrati scenari con imbarcazioni in riva al mare e persone in spiaggia, perché alla fine della sua esistenza Pechstein dipinge quadri ricchi di colore, con i ricordi de Mari del Sud che si trasfigurano nella visione di un mondo incontaminato che l'artista desidera preservare attraverso la sua arte, con l'intento anche di evidenziare il suo legame con la natura.Il commento Federico Bano, presidente della Fondazione omonima, osserva: «Nei nostri 30 anni di attività a Palazzo Zabarella abbiamo trattato argomenti che riguardano la modernità e l'evoluzione del mondo artistico. Con un'attenzione particolare all'Ottocento e al Novecento abbiamo proposto monografiche di autori, da Hayez a Mirò, in un percorso lungo e interessante, che ha riscosso grande interesse tra il pubblico. Ora la scelta di Pechstein è caduta su un leader dell'espressionismo, però in realtà guardiamo il pittore con le sue passioni e le sue forze. La rassegna è molto interessante ed è la prima in Italia dedicata a questo autore straordinario pittore».