Nessun audit della Rai sulle puntate di Report, al contrario di quanto dicevano certe indiscrezioni riprese dalla stampa. Verrà invece attivato dai vertici del servizio pubblico il Codice etico, per fare chiarezza su tutta la vicenda Ranucci-Lavitola e per tutelare l'azienda, i giornalisti, i programmi e lo stesso conduttore di Report che è parte lesa nel caso dell'attentato che lo riguarda e su cui i giudici romani stanno lavorando. Intanto, ieri sera, intervista a Valter Lavitola a Filorosso su RaiTre. «Alla fine di questa storia - prevede il faccendiere - finirò in carcere. Spero comunque che questa storia non rovini la vita a Sigfrido Ranucci». E ancora il titolare, pluricondannato, del Cefalù, accusato ora di essere il mandante dell'attentato all'«amico fraterno» di RaiTre: «Non so chi sia il vero mandante, ma conosco le motivazioni che stanno dietro a questo attentato». Una intervista auto-assolutoria, ovviamente, e molto a sostegno anche di Ranucci. Un modo per dire, da parte di Lavitola, che il tendem regge, anche se la bufera infuria e la situazione dei due si fa sempre più difficile. «Ero pronto a fuggire in Camerun», afferma il faccendiere. E in quel Paese africano c'è già il suo braccio destro e sinistro, Clesio Gomes Tavares, che sarebbe secondo gli inquirenti molto coinvolto nel caso dell'attentato di Pomezia, e collabora con Lavitola in affari sul carbone. Il format del vittimismo è andato in scena a Filorosso, programma condotto da Antonino Monteleone, giornalista che sta a cuore al centrodestra, insieme a Adele Grossi. E data la trasmissione, molti ieri si chiedevano in Rai: con questa intervista la destra vuole smorzare l'aggressività sul caso Ranucci-Lavitola? «Sono sicuro al cento per cento - osserva Valter - che tutto ciò rovinerà la vita a me e spero che non la rovini a Sigfrido. Una carriera come quella che ha fatto lui, finire come un amico di un bandito, è il peggio che gli poteva succedere».