Aveva solo dieci anni e doveva sottoporsi a chemioterapia che avrebbe quasi certamente compromesso la sua fertilità e la possibilità di diventare padre in futuro quando all’ospedale universitario di Bruxelles gli fu proposto di congelare il tessuto testicolare. Un trattamento sperimentale ancora oggi, e figuriamoci allora. I genitori però acconsentirono e adesso, sedici anni dopo, quel tessuto reimpiantato ha cominciato a produrre spermatozoi e regala a un ragazzo di 26 anni la chance di un figlio. Un risultato considerato straordinario, presentato al congresso londinese di Eshre, la società europea di riproduzione umana ed embriologia, e pubblicato all'inizio di quest'anno come preprint non ancora revisionato sulla piattaforma medRxiv.

A dieci anni non si è ancora in grado di produrre spermatozoi, mediamente la produzione comincia attorno ai 13, e quindi non si può procedere al loro congelamento prima di affrontare terapie che possono compromettere la fertilità temporaneamente, ma in alcuni casi, non prevedibili, anche in modo permanente. Il prelievo e la crioconservazione del tessuto testicolare restano quindi l’unica opzione per bambini e adolescenti e questo benché ancora oggi sia considerata una procedura sperimentale dall’esito incerto. Questo studio, però, aggiunge un tassello importante al puzzle della medicina della riproduzione e dà speranza a tutti coloro che hanno congelato confidando nei progressi della medicina. Che non sono pochi, se si pensa che dal 2002 al 2022, oltre 3.000 ragazzi in 16 centri tra Europa, Australia e Stati Uniti hanno congelato campioni di tessuto testicolare sperando di poter avere figli in futuro. E questo senza alcuna assicurazione di successo futuro.