VERONA - Per ora le città sicure sono Torino, Milano e Roma, ma l'Uefa aspetta dall'Italia garanzie su 5 stadi, per cui la Figc potrebbe tenersene 3 o 4 di riserva. Nell'affollata corsa (congiunta alla Turchia) verso la candidatura per gli Europei 2032, il Veneto spinge per Verona come sede di gara, al punto che sarà votata una mozione in Consiglio regionale. A presentarla è stato Matteo Pressi, capogruppo di Stefani Presidente ed ex sindaco di Soave, tifoso dell'Hellas e dunque affezionato al "Bentegodi".

Opportunità Ad annunciarlo è stato ieri proprio Pressi: «Nelle scorse settimane è trapelato un elenco dei dieci stadi potenzialmente idonei, per caratteristiche tecniche e capienza, a ospitare le partite. Oltre alle grandi città come Milano, Torino, Roma, Firenze, Napoli e Bari, secondo la Figc potrebbero divenire sedi dell'evento anche Genova, Cagliari, Bologna e, un po' a sorpresa, Verona». Unica città non capoluogo di regione e unica città dell'intero Nordest, ha fatto notare lo stesso leghista, che potrebbe fregiarsi del titolo di struttura ospitante. Questo costituirebbe «un'opportunità importante per regalare a Verona un'altra vetrina legata al grande sport», dopo l'utilizzo dell'Arena per la cerimonia di chiusura delle Olimpiadi e l'evento di apertura delle Paralimpiadi. La sua mozione punta ad «assicurare il sostegno della Regione alla candidatura di Verona e, soprattutto, inserire nella programmazione 2028-2034 relativa ai fondi dell'Unione Europea assegnati al Veneto, la possibilità di elargire un contributo al Comune di Verona per sostenere i costi di adeguamento del "Bentegodi", impianto di proprietà comunale e quindi pubblico». Per enfatizzare il valore della possibilità, Pressi ha citato un dato: «Come evidenziato dallo studio realizzato da Banca Ifis, gli Europei di calcio generano un impatto economico positivo sul territorio per 4,6 miliardi di euro, e a questo proposito, basti pensare all'aumento del turismo legato alla presenza dei tifosi e al ritorno d'immagine. Inoltre, sarebbe l'occasione per ristrutturare lo stadio "Bentegodi" utilizzando anche risorse europee, statali e regionali, evitando di far gravare tutti i costi sul Comune di Verona. Una volta rimesso in sesto, per decenni lo stadio continuerà ad essere un patrimonio della città. Ricavi legati alla manifestazione, quindi, soprattutto per i settori dei servizi e del commercio, ma anche uno stadio rimesso a norma come eredità dell'evento, due aspetti che giustificano l'aiuto che la Regione è intenzionata a fornire al Comune di Verona». Colori diversi L'asse non sarebbe troppo scontato. È vero che il sindaco (ed ex calciatore anche della Nazionale azzurra) Damiano Tommasi ha già chiesto l'inserimento dello stadio cittadino tra gli impianti candidati ad accogliere Euro 2032, ma è altrettanto innegabile che il municipio è guidato dal centrosinistra. «Sul punto ha puntualizzato Pressi i colori sono diversi, ma le istituzioni sono sempre alleate quando si tratta di fare il bene del territorio. Se non cogliamo noi questa opportunità, la coglierà qualche altro territorio e quindi è bene tenere da parte le beghe che finirebbero per avvantaggiare gli altri. Presentarsi uniti agli occhi del Governo e della Figc è, invece, un punto di forza. Come sottolinea sempre il presidente Stefani, il nostro focus è solo sui cittadini e sul territorio».