Deluso e deludente. Fuori dalla partita e mai incisivo. Poi si siede sul prato del MetLife, testa china. E osserva in silenzio tutto quello che accade, anche la patetica corrida a centrocampo del suo compagno Paredes contro gli avversari in festa. Il timido abbraccio con Yamal è il naturale passaggio di consegne. Dopo la premiazione – in cui sbadatamente quasi si dimentica di prendere la medaglia – l’omaggio della curva Albiceleste è commovente, le sue lacrime ancor di più.
La non–prestazione di Messi (e della sua Argentina, remissiva e confusa) in finale Mondiale contro la Spagna ci ricorda, se mai ce lo fossimo dimenticati, che nulla è per sempre. Per una sensazione rievocata in questo torneo da Neymar e Cristiano Ronaldo, anche il simbolo argentino saluta nell’ombra. Ma forse non definitivamente come si pensava.
E forse per questo che Messi a distanza di 24 ore ha salutato su Instagram, ma senza alcun messaggio d’addio: “Il dolore è enorme e ci vorrà tempo perché questa ferita si rimargini. Ma porto con me anche tutto ciò che di bello abbiamo vissuto. Le partite che siamo riusciti a ribaltare dando tutto noi stessi e che resteranno per sempre nella memoria, il sostegno di un intero Paese che, insieme al lavoro e al sacrificio di questo gruppo, ci ha permesso di tornare, ancora una volta, tra le migliori squadre del mondo. Oggi è difficile dare il giusto valore a ciò che abbiamo fatto, ma questo gruppo è arrivato a disputare due finali consecutive della Coppa del Mondo“, si legge nel post.











