Come antico vicecomandante del Gis dell’Arma dei carabinieri, mi è stato chiesto di ricordare uno dei «ragazzi» di allora. Perché «Vitu», a 75 anni, ha finito di tribolare. Per noi era Vitu, non il Comandante Alfa, con le 1.000 retoriche volute da una società ch eha bisogno di miti ed eroi, salvo poi averne paura, se non sono come li ha idealizzati.
Vitu non era il più bravo, o il più decorato, o il più prode. Di banalità possono riempirsene la bocca gli aedi strappalacrime da social. Quelli che non c’erano e non sanno di cosa parlano. Né hanno percorso un pezzo di strada con Ciccio, El-Tajoc, Fedele, Franco, Frenk, Ilmo, Lucio, Luigino, Mac, Mauro, Mimmuzzo, il Mozzo, Peppe, Putè, Salvatore, il «Comandante P», i due magnifici primi due tenenti, e il colonnello che collaudava giubbetti e caschi anti proiettile indossandoli e facendoci sparare sopra. E poi Augusto, Bebbo, Doppio-Lima, Faustino, Gigi, Gigio, Giovanni, Joe, il «Magico», il «Nano», Paolo, Pio, Vando, «quello di Alghero», e tanti… o meglio «pochi», altri. Potrei citarli anche tutti, ma ruberei spazio. Nel vocabolo «tutti», appunto, si allineano a modo loro. Scapestrati e disordinati il giusto, e disciplinati altrettanto il giusto. Bastava non chiedergli stupidaggini.










