È scomparso ieri sera all'età di 75 anni il comandante Alfa, il carabiniere, originario di Castelvetrano, veterano del Gis, il reparto speciale dell'Arma. Luogotenente dell'Arma dei Carabinieri, il sottufficiale, la cui identità è sempre rimasta segreta, è stato uno dei fondatori del Gis, il Gruppo di Intervento Speciale dei Carabinieri. Era considerato il carabiniere più decorato d'Italia.
Il 29 dicembre 1980 con il Gis, intervenne per sedare la rivolta nel carcere di Trani. Partecipò a diverse missioni internazionali e a delicate operazioni, come la cattura degli esattori di Cesare Casella, alla liberazione di Patrizia Tacchella e si occupò del servizio di protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo, a Palermo nel 2003.
Negli ultimi anni, Alfa è stato istruttore al Gis e più tardi all'Ucis, l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale, terminando la sua carriera nell'Arma nel febbraio 2016 e proseguendo quella di istruttore, divulgatore e scrittore.
La Gazzetta del Mezzogiorno lo intervistò nel novembre 2024: di seguito riproponiamo l'intervista a firma di Giovanni Longo.
Matteo Messina Denaro, catturato dopo anni di latitanza, è in viaggio verso il carcere de L’Aquila. A scortarlo, tra gli altri, c’è un militare del Gruppo d’intervento speciale dei carabinieri. Il boss di Castelvetrano gli chiede: «Come sta il mio compaesano?». Un «saluto», si fa per dire, al comandante Alfa, anche lui di Castelvetrano. «Il rammarico professionale è non avere arrestato il mio compaesano Messina Denaro, avrei voluto guardarlo negli occhi. Da ragazzo ho rischiato di finire come lui nella parte sbagliata, poi a 17 anni mi sono arruolato nell’Arma dove sono rimasto per 47 anni, la parte giusta, la mia vita», racconta Alfa, nome in codice di uno dei fondatori del Gis, Gruppo d’intervento speciale voluto a fine anni Settanta dall’allora ministro dell’Interno Francesco Cossiga. Erano gli anni del terrorismo e le forze di polizia sino a quel momento non avevano ancora al loro interno dei reparti speciali.










