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Paolo Tomaselli, inviato a New York

Ma il commissario tecnico De la Fuente sottolinea: «Siamo i più forti sul lato umano»

Il capitano Rodri fa sloggiare Trump dalla foto con la Coppa. Il ct De la Fuente si commuove parlando della sua fede. Ferran Torres, sempre criticato, dice che il suo è il gol di «47 milioni di spagnoli». E una delle stelle, Nico Williams, si toglie la medaglia d’oro dal collo e raggiunge mamma Maria in tribuna per donargliela. Lei, assieme al marito Felix, lasciò il Ghana e attraversò a piedi nudi il Sahara, incinta di Inaki, il primogenito, modello di Nico che al Mondiale ha giocato con la Nazionale ghanese. I due, nati a Pamplona, sono stati i primi giocatori di origine africana dell’Athletic Bilbao, che come è noto è una squadra di soli atleti baschi.

Quella fu una piccola rivoluzione, ma questa è molto di più e la spiega bene proprio Inaki Williams in una lettera a Nico: «Hai fatto la storia, ma soprattutto hai fatto sentire milioni di immigrati come i nostri genitori orgogliosi del fatto che i loro figli un giorno possano vivere ciò che tu hai vissuto. E che milioni di spagnoli possano empatizzare con la nostra storia, che è quella di tutte le persone che si lasciano tutto alle spalle per un futuro migliore». Piccoli grandi flash che raccontano la Spagna: una squadra campione del mondo che vale tantissimo. Dal punto di vista sportivo, perché nessuno ha mai vinto 5 finali di fila e la Roja ci è riuscita tra Europei e Mondiali dal 2008 a oggi, senza dimenticare che è campione del mondo anche con le donne.