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Nicolò Fagone La Zita e Alfio Sciacca

In carcere trascorre molte ore in biblioteca e si occupa di numerologia. Il fratello: «A gestire la gioielleria ora saranno delle donne, spero che lo Stato garantisca la loro sicurezza»

Al primo incontro nel carcere dove è detenuto da quattro giorni sono andate tutte le donne di casa: la moglie e le quattro figlie. Per alcuni minuti neanche una parola. Solo un lunghissimo abbraccio corale. E tante lacrime.

È durato oltre tre ore il colloquio nel carcere milanese di Bollate tra il gioielliere Mario Roggero e la sua famiglia. Senza barriere o vetri divisori. «È stata questa la prima cosa che ci ha colpito positivamente — racconta al Corriere la moglie Mariangela Sandrone —. Prima di entrare in carcere avevamo paura che ci potesse essere un vetro o un altro ostacolo a dividerci. Credevamo che l’incontro avvenisse come accade nei film americani, dove si può parlare solo attraverso la cornetta. Invece abbiamo potuto avere un contatto diretto. Ci siamo abbracciati. Lo abbiamo stretto forte e siamo scoppiate a piangere. È stato veramente molto emozionante».