Il ddl sul contrasto all’antisemitismo, approvato dal Senato in primavera, arriva oggi in commissione Affari costituzionali della Camera. Il provvedimento adotta ufficialmente la definizione operativa di antisemitismo dell’International Holocaust Remembrance Alliance e istituisce strategie nazionali triennali di prevenzione ed educazione, senza introdurre nuove sanzioni penali.

Graziano Delrio, senatore del Partito democratico e tra i promotori della misura, ha spiegato al Riformista che «oggi si stanno riproponendo tre fattori che, negli anni trenta del Novecento, anticiparono la Seconda guerra mondiale: l’indebolimento degli organismi multinazionali, i dazi e il riarmo nazionale. Io aggiungo l’antisemitismo. Virus silenzioso, che sta crescendo e che prescinde da quello che fa Israele. Oggi, come novant’anni fa, c’è un problema democratico. Lasciare libertà di parola e critica non significa cedere al linguaggio d’odio. Se non condividi con gli estremisti il loro linguaggio non hai diritto di parola nell’università, nelle assemblee, sui social. Non è un problema degli ebrei: è un nostro problema».

Il dibattito attorno al ddl si è riacceso dopo il caso della petizione circolata su Google lo scorso fine settimana, che invitava alla «schedatura del turismo sio-nista» presentando turismo, compravendite ed eventi o legami istituzionali come possibili manifestazioni di una «neocolonizzazione sionista in Italia» e chiedendo di segnalare città, hotel, resort, vie, fonti, organizzazioni locali e persone fidate, allo scopo dichiarato di «mappare» il fenomeno e coordinare non precisate «iniziative». I dati raccolti verranno ricevuti da Global Sumud Movement.