Scusate se godo. Dopo avere dimostrato al mondo di non sapere vincere, esultando in faccia agli avversari e facendo ridicole polemiche geopolitiche, i grigliatori argentini hanno fatto vedere di non essere capaci di perdere, al termine di una finale imbarazzante che ha reso ancora più evidente il peccato mortale dell’Inghilterra in semifinale. Nonostante la narrazione mediatica cercasse di raccontare il pullman davanti alla porta come eroica resistenza e il primo tentativo di tiro verso la porta al 120’ come la conferma del grande cuore albiceleste, Spagna-Argentina consegna alla storia una partita che ha finalmente svelato il vero valore della Nazionale preferita di Infantino e più aiutata dagli arbitri: gente buona per lo storytelling sull’infanzia difficile nei sobborghi di Buenos Aires o sugli scarpini regalati dal papà, e per far credere ai giornalisti italiani che Lautaro Martinez potesse seriamente vincere il Pallone d’Oro, e basta. Non un tiro in porta in oltre due orripilanti ore di gioco (il bolso Cristiano Ronaldo da solo ne aveva fatti due, per dire, alla fine il portiere spagnolo Unai Simon quando salutava gli argentini si presentava, dato che non lo avevano mai visto in 120 minuti), e per il resto solo botte, calcioni, provocazioni mai andate a buon fine, risse e un tentativo di infamata che non vedevo dai tempi dell’asilo da parte di Messi.Il più grande giocatore della storia dell’Universo dalla creazione fino alla fine dei tempi, dopo non avere mai toccato il pallone, voleva far espellere Cucurella per essersi messo la mano davanti alla bocca (lo spagnolo stava indicando dove si era fatto male il compagno a terra, non stava parlando). La Spagna ha giocato a calcio, fottendosene dell’epica, di Maradona in paradiso, dei corsi e ricorsi storici, fottendosene anche dell’incoronazione di Yamal “battezzato” da Leo per caso diciannove anni fa, superando le mancate otto espulsioni che meritava Paredes e anche il gol annullato per pestone inesistente: la squadra di De la Fuente non è cascata nel tranello e ha ricordato che per vincere un Mondiale di calcio serve innanzitutto giocare a calcio. Gli argentini hanno fatto i bambini offesi, hanno tirato pugni e spintoni al fischio finale (ma ho visto meno ditini di quelli alzati per lo scappellotto di Bellingham, chissà perché), e hanno dato le spalle agli spagnoli che alzavano la coppa, con il tanto elogiato Messi a guidare la “protesta”.Voi continuate a esaltarli perché hanno qualche bisnonno ligure o per l’anima napoletana di Maradona, io tiro un sospiro di sollievo. Ci siamo salvati da fiumi di retorica, dalle urla di un Adani che mi dicono sedato e in lutto. Partita orrenda ma più credibile dell’amichevole estiva di Francia-Inghilterra, e certamente più bella dell’indecente show visto durante l’intervallo, con Madonna in versione Paola Ferrari accompagnata in dune buggy da Ronaldo grasso e Ronaldinho più a disagio di me quando mi dicono che è finito il vino a cena e bisogna bere acqua, una gag di Ted Lasso da villaggio vacanze con Justin Bieber e le solite boiate buoniste che tanto piacciono a Chris Martin con i bambini di tutte le razze che inneggiano all’amore. Se questo è il calcio che ci aspetta, con 27 minuti di intervallo che non c’entrano un cazzo con quello che succede in campo, tenetevelo pure. Io intanto ho detto che torno tardi e parto per le Falkland. Con buona pace dei cialtroni che continuano a chiamarle col nome sbagliato. Cheers.
La Spagna se n’è fottuta dell’epica
Ci siamo salvati da fiumi di retorica e dalle urla di Adani. Giocare a calcio per vincere. Poi c’è chi non sa vincere né perdere










