Se l’ex ministro francese dell’Educazione Luc Ferry parla della “vittoria della morte sulla vita e dell’individualismo narcisistico sull’amore”, Dominique Reynié continua a ripetere che la legge segna il passaggio da uno stato sociale, attento ai bisogni di chi non può provvedere da solo, a uno stato in cui la libertà non esiste per i più deboli. E’ il fronte laico, quello che non si lascia anestetizzare dal progressismo di facciata, a essere il più critico della “dolce morte” approvata dal Parlamento francese. Da vent’anni alla guida di Fondapol, think tank “progressista ed europeo” e intellettuale liberale favorevole al “matrimonio per tutti”, Reynié ritiene che la libertà individuale non sia la chiave di lettura per comprendere la legge sull’eutanasia. “Non sono sicuro che i deputati abbiano preso la misura della gravità di ciò che si apprestano a votare”, dice Reynié. Perché questo testo porta in sé “una rottura antropologica fondamentale”. “Sono rimasto sconvolto dall’adozione dell’emendamento che prevede il finanziamento dell’eutanasia tramite l’assicurazione malattia” dice Reynié. “In cosa l’eutanasia rientra in una spesa sanitaria?”. Uno studio della Fondapol mostra che gli over 85 costano in media ottomila euro all’anno, contro i 1.700 euro per gli under 59. La carenza di posti letto negli ospedali è un dato strutturale che ovviamente non appare tra le motivazioni della legge, ma che è ben presente nella mente di molti. Un capovolgimento del linguaggio “quasi orwelliano”, denuncia Reynié, in cui la morte somministrata sarebbe una cura come un’altra per coloro che sono arrivati alla fine della loro esistenza.Se altri intellettuali laici come Michel Onfray, Alain Finkielkraut e André Comte-Sponville sono a favore della depenalizzazione dell’eutanasia, anche Didier Sicard in teoria avrebbe dovuto essere a favore della legge. Perché è anche un po’ la sua. Professore di Medicina, Sicard alla fine del 2012 aveva consegnato un rapporto, “Pensare solidalmente la fine della vita”, a François Hollande, allora presidente della Repubblica, che ha ispirato la legge Claeys-Leonetti del 2016. A capo del Comitato consultivo nazionale di etica dal 1999 al 2008, di cui è oggi presidente onorario, nel 2000 Sicard aveva reso un parere che proponeva un quadro giuridico protettivo per il medico che praticasse un’eutanasia su richiesta di un malato. Ma oggi Sicard al Monde dice: “Con questa legge si burocratizza l’eutanasia per renderla accettabile”.Anche Alain Minc, famoso politologo e consigliere economico di diversi presidenti francesi, avverte: “Questa legge è fatta per Saint-Germain-des-Prés”. Minc dice che è la legge è pensata per élite padrone del proprio destino fino all’ultimo respiro. “Questa legge è fatta per Saint-Germain-des-Prés, per persone colte che non hanno problemi di ordine materiale, che leggono i giornali e fanno scelte personali libere”. Ma la legge aggraverebbe le disuguaglianze sociali per gli improduttivi perché troppo anziani, troppo disabili, troppo fragili mentalmente.“Non c’è bisogno di leggere Balzac, Stendhal o Zola per immaginare le conversazioni ai tavoli familiari in cui l’anziano sente i figli discutere, senza alcuna aggressività, della vita che condurranno dopo la sua morte, di cosa faranno dopo di lui, ecc”. Si aprirebbe il vaso di Pandora. “E, come sempre, ci sarà un allargamento progressivo delle posizioni, una permissività sempre maggiore. Diventerà un permesso di uccidere concesso ai medici”. Minc ne fa una questione di progressismo. “Io difendo l’equità e l’uguaglianza di fronte alla morte, qualunque sia la condizione economica”. Ma dice anche che il declino economico farà accettare questo prezzo alla Francia: il sacrificio di malati e anziani. “Siamo un paese malaticcio per quanto riguarda la vigilanza sull’uguaglianza. Se non avessimo un debito pari al 115 per cento del Pil, quindi un vincolo di ordine economico maggiore, tratteremmo la quarta età come si tratta la malattia. Sarebbe un quarto ramo dello stato sociale e si investirebbe veramente nelle cure palliative. Ma poiché non ne abbiamo più i mezzi, allora liquidiamo la questione e accettiamo l’insieme delle disuguaglianze sociali e culturali come una fatalità”.E il più famoso scrittore di Francia, il laico e libertino Michel Houellebecq, ha spiegato nei giorni scorsi come questo atto legislativo non sia da intendere come un passo in avanti verso il progresso, ma come un sintomo dell’agonia dell’occidente. Siamo di fronte ad una civiltà che con una legge simile ha scelto di normare la sua stessa fine. “Avrei preferito un mondo in cui fosse possibile vivere. Stiamo entrando in un mondo in cui sarà più facile morire”. Non per eroismo, ma per esaurimento di credito.