Ci sono giurati provenienti da tutto il mondo, a fare domande a Benedetta Porcaroli, ospite del Giffon Film festival, dove ha ricevuto il Giffoni award. La conoscono anche fuori dai confini italiani, soprattutto in virtù della serie Baby, su Netflix. "Io conosco quelle ragazze, quelle vite che la serie Baby racconta. Conosco quella sofferenza profonda, che dall’esterno non è visibile, non dà sintomi. E poi esplode", dice Benedetta. Baby (2018-2020) è liberamente ispirata allo scandalo delle baby squillo dei Parioli. Benedetta vi interpreta una ragazza di buona famiglia che, dietro l’apparenza di una vita perfetta, è infelice. Finisce coinvolta in un giro di prostituzione minorile insieme all’amica, mentre in lei si agita vorticoso un caos di problemi familiari e di ricerca della propria identità. "Quel personaggio lo conosco bene. Conosco quel senso di solitudine, quella difficoltà a rimanere aderenti all’immagine che hanno di te. Conosco il dolore dell’adolescenza. Non ho vissuto niente di quello che ha vissuto lei, ma il suo senso di spaesamento, la sua incapacità di capire chi sia veramente, sono cose che appartengono, o sono appartenute, anche a me".
Per Benedetta, dopo Baby sono venuti tantissimi altri ruoli, spesso drammatici, complessi, mai banali. Da 18 regali, con Vittoria Puccini ed Edoardo Leo, in cui interpreta una ragazza che cresce senza aver conosciuto la madre, a La scuola cattolica in cui interpreta Donatella Colasanti, una delle vittime del massacro del Circeo nel 1975. Il suo ruolo più duro e drammatico. "È stata l’esperienza più difficile su un set", dice Benedetta. "Un racconto brutale, che mette in luce la nudità del male, la banalità del male. Una violenza pura e semplice, dove non c’è niente altro. E io interpreto la vittima di quella violenza, Donatella Colasanti. Dopo quella tragedia, la storia è cambiata: il reato di stupro è diventato, da delitto “contro la morale“, delitto contro la persona".







