Pompei (Napoli) – Quando il sole inizia a calare e Pompei ha già chiuso i cancelli al pubblico, Tom Hiddleston percorre le strade dell’antica città. Impeccabile in camicia e nei pantaloni sabbiati, gli stessi toni delle pietre e della polvere degli scavi. Ascolta le spiegazioni dell’archeologo Darius Arya, lo interrompe con domande e si sofferma sui particolari che più lo incuriosiscono. Più che un divo in visita sembra uno studioso tornato in un luogo che conosce da sempre. La prima volta arrivò qui nel 1998, aveva diciassette anni ed era il suo primo viaggio senza genitori, insieme a due amici. Fino ad allora l’antica Roma e l’antica Grecia erano esistite soprattutto nei libri e nelle lezioni di latino. Quel giorno, come racconta lui stesso, il passato diventò improvvisamente reale.
Tom Hiddleston: "Loki mi ha cambiato la vita. Ora racconto Pompei, una storia che parla al presente"
Quell’emozione lo avrebbe accompagnato fino agli studi classici a Cambridge e oggi prende forma in Pompei: fuori dal tempo il docudrama in tre episodi di National Geographic, dal 23 luglio su Disney+. Attraverso le vicende di un adolescente, di una sacerdotessa e di un veterano della Guardia Pretoriana, la serie ricostruisce le ultime ore della città alla luce delle più recenti scoperte archeologiche, mostrando come migliaia di abitanti riuscirono a salvarsi. Chi aveva visto la seconda stagione di Loki aveva già colto un indizio: una delle tappe del viaggio del Dio dell’Inganno era proprio Pompei. La conversazione con l’attore-produttore ha sullo sfondo le rovine e il Vesuvio. Ci saluta in italiano, “lo studio da un po’, lo capisco ma devo lavorare sulla pronuncia”, spiega. Invece il latino lo ricorda ancora “ma lo parlavo molto meglio venticinque anni fa”, ride. La citazione preferita? “Carpe diem. Abbiamo soltanto il presente. Dobbiamo vivere il momento”.












