<p>Negli ultimi anni il settore idrico italiano ha registrato un incremento significativo e strutturale degli investimenti e dei livelli qualitativi e quantitativi del servizio.

Tra i fattori che hanno contribuito a questa crescita emergono la regolazione tariffaria e contrattuale, il consolidamento dimensionale degli operatori, il progressivo passaggio a gestioni industriali e, nell'ultimo quinquennio, la forte spinta prodotta dalle misure straordinarie di sostegno pubblico, tra tutte quella del Pnrr.

Questa tendenza positiva trova conferma anche in una sempre crescente propensione da parte del mercato bancario (e non solo) a finanziare il settore, con strutture più flessibili e termini e condizioni più favorevoli per i gestori rispetto al passato. </p><p>Da qui occorre partire per risolvere una serie di criticità che incidono sulle prospettive future, specie se una parte consistente dell'incremento degli investimenti degli ultimi anni è legata a programmi e misure a carattere temporaneo e straordinario, come il Pnrr, ora in via di esaurimento.

Tra le aree di maggiore attenzione e le sfide possono annoverarsi: il divario tra le regioni del Nord-Centro Italia e le regioni del Sud, che resta marcato in termini di stato e funzionamento delle infrastrutture e di livelli qualitativi e quantitativi di servizio, e la permanenza di una massiccia presenza di gestioni in economia e frammentate, che limita le capacità gestionali e la bancabilità dei relativi piani di investimento.