Il servizio idrico integrato italiano continua a soffrire di profonde disparità territoriali.
Il Mezzogiorno e le aree montane emergono come le zone più fragili, caratterizzate da una miriade di micro-gestori che faticano a modernizzare le reti e il servizio.
Questo uno degli elementi emersi dalla mappa elaborata da Centro Studi Enti Locali nella ricerca "Il futuro dell'acqua".
Il numero complessivo dei gestori del servizio idrico integrato supera le 1.800 unità, ma circa la metà serve - mediamente - meno di 5.000 abitanti. Il risultato è una mappa a due velocità: al Nord e in alcune regioni centrali, si è consolidato un modello industriale più capace di investire sulla modernizzazione sulle reti; al Sud e nell'arco alpino, invece, il nanismo gestionale frena l'attuazione dei piani d'investimento e rende difficile, ad esempio, accedere ai finanziamenti europei.
Il Trentino-Alto Adige è emblematico: con una media di 3.949 abitanti per gestore su 1,09 milioni di residenti, questo è un esempio di configurazione policentrica . Il Centro è l'area dove la gestione del servizio idrico integrato risulta essere, in assoluto, la più concentrata. In particolare, la Toscana rappresenta un esempio di integrazione industriale. Con una media di 457.604 abitanti per gestore, questo territorio trascina significativamente in alto la mediana macro-regionale.






