Di fronte alle rilevazioni Istat del 2022 secondo cui oltre il 42,4% dell’acqua potabile immessa nelle reti idriche italiane viene dispersa, risulta evidente come parlare di ammodernamento o innovazione in quest’ambito non possa prescindere da un discorso che parta dalla riqualificazione degli impianti esistenti.

Se da un lato il 2024 ha visto una riduzione della quantità d’acqua prelevata per uso potabile rispetto agli anni precedenti, dall’altro da più di vent’anni l’Italia è il Paese che preleva più acqua in Ue: alla luce dei dati esposti si può considerare come al concetto di “spreco” di utilizzo è necessario anteporre una riflessione sull’efficienza delle reti idriche, un aspetto che ha attivato enti e aziende su tutta la penisola con l’obiettivo di salvaguardare una risorsa fondamentale e il benessere della popolazione.

Un sistema in via di rivoluzione

Dal prelievo alla depurazione e alla distribuzione, la gestione dell’acqua è un fattore in grado di determinare il grado di salute sociale e che, ancora una volta, antepone Nord e Centro-Sud della penisola con più di un milione di persone nelle regioni meridionali, in particolare in Sicilia, che tra il 2024 e il 2025 hanno dovuto affrontare misure di razionamento dell’erogazione dell’acqua. Sicilia e Sardegna sono le regioni in cui le perdite in distribuzione sono più ingenti e dove l’utenza si dichiara meno fiduciosa a bere l’acqua del rubinetto, ma è proprio da queste che procede il moto più deciso verso un miglioramento delle infrastrutture e dei servizi di gestione dell’acqua.