Le nostre conversazioni finivano quasi sempre così: “Mi piacerebbe venire a bere una birra, ma domani devo alzarmi presto. Divertitevi”. Presto era veramente presto. Puntava la sveglia alle 4 del mattino, indossava la giacca e la cravatta e andava al lavoro. E il lavoro per lui era Pebble Beach, il vialetto che porta al Portico Nord della Casa Bianca. Faceva da lì i suoi collegamenti, divertenti e divertito. Mostrava i giornali. E sempre cercando di dare qualcosa in più, di portare chi lo ascoltava a capire cosa succedeva dentro quell’edificio. Non era banale Daniele Compatangelo, giornalista da 25 anni, 50 anni, morto il 20 luglio a Washington. “Sono della Crocetta”, diceva facendo riferimento alle origini torinesi, “e vado a sciare al Sestriere”. Ma era pure orgoglioso di essere diventato cittadino americano qualche anno fa dopo una vita spesa fra Hollywood e poi Washington a raccontare – ora per La7 e alcune testate straniere, prima anche per Mediaset e Sky – questo grande e contorto Paese. Andava a sciare pure qui. Una volta di ritorno da un G7 in Canada si fermò in una stazione sciistica del Quebec, noleggiò gli sci e passò tre ore in jeans e felpa a disegnare curve sui pendii.
Washington, morto Daniele Compatangelo. Il giornalista de La7 era l’autore dello scoop Trump-Meloni
Il giornalista torinese è scomparso a 50 anni a Washington: cronista della Casa Bianca, era capace di raccontare gli Stati Uniti con passione, tenacia e uno sg…










