In un'epoca "nella quale siamo di fronte a una generazione di immagini dove veramente fai fatica a distinguere il vero dal falso, è importante per noi ripartire dallo sguardo anche come testimonianza di verità". È uno dei fili rossi, spiega la delegata generale della Sic, Beatrice Fiorentino, all'ANSA, che ha guidato la selezione della 41/a Settimana Internazionale della Critica, la sezione autonoma e parallela, dedicata principalmente alle opere prime (che ha lanciato negli anni gli esordi di autori come Olivier Assayas, Mike Leigh, Pedro Costa, Harmony Korine, Pablo Trapero, Abdellatif Kechiche, Carlo Mazzacurati, Roberta Torre, Sergio Rubini) organizzata dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici Italiani (Sncci) alla 83/a Mostra Internazionale del Cinema di Venezia (2-12 settembre).

Un programma che "nasce da un'osservazione del nostro presente storico e anche da una sensazione, una vibrazione in atto. Abbiamo cercato di coglierla, forse con la consapevolezza di trovarci a un punto di svolta epocale" sottolinea. Il cinema è rappresentato come "atto di resistenza. Non intesa come semplice denuncia, ma come possibilità di immaginare altre forme di esistenza e sopravvivenza, nuovi modi di abitare il presente". Tra i sette film in concorso, c'è un italiano, 'Prima della guerra', di Tommaso Usberti con protagonista il fratello del regista, Piero Usberti nei panni del 23enne Guido, che nella cittadina del Nord Italia dov'è cresciuto si trova a confrontarsi con l'ambiente misogino e razzista diventato per lui anche identitario quando incontra Sonia, una giovane immigrata kosovara. In questa storia, radicata nella Bassa Padana, si raccontano "le conseguenze del mancato amore: Guido, orfano, è venuto probabilmente a contatto crescendo con dei modelli di mascolinità, che oggi si chiama tossica, quell'ideale di violenza, di forza fisica, che poi collidono con l'animo sensibile e malinconico del protagonista; una 'tempesta' che lui non sa governare" spiega Fiorentino.