In una piscina di un centro sportivo di Mentana, alle porte di Roma, una fuga di cloro ha intossicato otto persone. Il caso più grave è stato quello di un bambino di 5 anni, arrivato in codice rosso con difficoltà respiratorie e rash cutaneo prima all’ospedale Sant’Andrea e poi al Policlinico Gemelli, dove resta ricoverato in osservazione. Tra gli altri intossicati un bambino di 10 anni, uno di 9 e una ragazza di 15 anni. Tutti in condizioni stabili e alcuni già dimessi.
Non si tratta però di un episodio isolato e raro: appena venti giorni prima, a Frosinone, un guasto all’impianto di regolazione del cloro aveva già portato cinque bambini in ospedale. Questi due casi, a distanza ravvicinata, riportano l’attenzione su un rischio meno noto delle scottature o dei colpi di calore estivi, ma altrettanto reale: gli effetti nocivi del cloro.
Quando e come il cloro è nocivo?
In condizioni normali, il cloro nell’acqua delle piscine pubbliche è tenuto per legge tra 0,7 e 1,5 ppm (parti per milione); nelle piscine private può arrivare fino a 3 ppm. A questi livelli, il cloro fa il suo lavoro — disinfettare l’acqua — senza creare pericoli. Il problema nasce quando qualcosa va storto nella gestione dell’impianto: un malfunzionamento del sistema di filtraggio o di dosaggio può far scaricare tutto insieme, e in un solo punto, il cloro concentrato. In questi casi l’interazione con i correttori di pH dell’acqua può liberare cloro gassoso, corrosivo e tossico.










