Ad un certo punto di questi Mondiali, non ben definito ma cruciale, Rodri è salito in cattedra. Un certo Pep Guardiola lo aveva detto: “Al Mondiale vedremo il miglior Rodri”. Aveva ragione. E il miglior Rodri è la chiave del trionfo della Spagna. In campo ha dato una lezione a tutti i colleghi, anche fuori. Prima con il gesto, gentile ma risoluto, con cui ha allontanato Donald Trump per alzare al cielo la Coppa del Mondo circondato solo dai suoi compagni. Poi con la risposta che ha fornito alla calciatrice spagnola Aitana Bonmatí durante l’intervista per Dazn Spagna.
Rodri, fascia da capitano al braccio, è stato il faro della Nazionale campione del mondo. Dietro il possesso palla sfiancante delle Furie Rosse ci sono i suoi piedi e la sua mente. È capace di dare ritmo e geometrie, di scegliere i momenti in cui frenare o accelerare. Nessuno in questi Mondiali è mai riuscito a scardinare la trama spagnola, che ha avuto sempre in Rodri il suo baricentro. Non solo. La squadra del ct De La Fuente ha subito appena un gol – da De Ketelaere contro il Belgio – anche grazie al lavoro di filtro del centrocampista del Manchester City, sempre capace di farsi trovare al posto giusto quando i suoi compagni perdevano il pallone, per stroncare sul nascere ogni ripartenza.










