di
Guido Olimpio
Hanno studiato il nemico, testato sul campo e in mare i loro equipaggiamenti, hanno apportato le modifiche necessarie
Piste, elicotteri, radar, centri di comando, rete di avvistamenti, soldati e forse anche degli aerei. Sono questi alcuni dei target colpiti dall’Iran alla ripresa del conflitto con gli Usa e i suoi alleati del Golfo. Attacchi condotti grazie ad un adattamento di mezzi e tattiche. I pasdaran, secondo dati raccolti dai media americani e da alcuni esperti, hanno adeguato le loro tecniche fin dal primo round bellico. Era scontato che accadesse: hanno studiato il nemico, testato sul campo e in mare i loro equipaggiamenti, hanno apportato le modifiche necessarie. Correttivi introdotti dalle conoscenze degli ingegneri iraniani ma anche – sembra – grazie all’aiuto dell’asse Russia-Cina.
Le valutazioni statunitensi, rilanciate di recente anche dal Wall Street Journal, indicano alcuni aspetti. 1) I vettori lanciati da Teheran sono più veloci e manovrabili, c’è un ricorso a testate multiple. 2) I missili sono più precisi rispetto al passato: le informazioni sui danni provocati nelle installazioni statunitensi sono molto scarse ma non c’è dubbio che gli «ordigni» abbiano raggiunto più volte i bersagli. Un esempio lo si è avuto con la recente «raffica» sulla Giordania: la difesa locale ha intercettato solo una parte dei proiettili. 3) È evidente che, nonostante gli annunci di Donald Trump, l’arsenale della Repubblica islamica ha ancora riserve per sostenere il confronto.










