L’impegno delle imprese sui temi ESG cresce, ma fatica a propagarsi oltre il primo anello della catena di fornitura. È questa la principale evidenza che emerge dalla decima edizione dell’EcoVadis Sustainability Ratings Index, che fotografa l’evoluzione delle performance di oltre 100mila aziende monitorate a livello globale tra il 2021 e il 2025. Se da un lato aumentano gli investimenti su clima, diritti umani e governance, dall’altro la gestione dei rischi di sostenibilità lungo la supply chain resta uno dei principali punti deboli, con un impatto diretto sulla qualità dei dati e sulla capacità delle organizzazioni di monitorare l’intera filiera.Indice degli argomenti
La sostenibilità cresce dentro le aziende, ma si ferma lungo la filieraClima e diritti umani trainano i risultatiL’Italia tra i Paesi più avanzatiProcurement e controlli: prevale ancora l’approccio documentaleL’intelligenza artificiale richiede dati affidabiliIl coinvolgimento continuo dei fornitori accelera i miglioramentiLa sostenibilità cresce dentro le aziende, ma si ferma lungo la filieraL’indagine evidenzia come quattro fornitori di primo livello su cinque (80%) non dispongano di un processo documentato per identificare o gestire i rischi ESG nella propria catena di fornitura. A questo si aggiungono carenze significative sul fronte della rendicontazione: il 73% delle imprese non comunica le emissioni Scope 3 a monte, mentre il 77% non monitora quelle a valle.Anche la tutela dei diritti umani lungo la filiera presenta ampi margini di miglioramento. Solo il 2% delle aziende mette a disposizione un meccanismo di reclamo accessibile ai lavoratori della supply chain più profonda, mentre meno dell’1% fornisce agli acquirenti dati di sostenibilità sufficientemente dettagliati e strategici per supportare decisioni informate.Clima e diritti umani trainano i risultatiIl report segnala comunque un’evoluzione positiva delle politiche ESG adottate direttamente dalle imprese. Il 46% dei fornitori utilizza o produce energia rinnovabile, mentre il 38% organizza attività di formazione dedicate ai cambiamenti climatici.Resta però ancora limitata la diffusione di obiettivi climatici coerenti con la scienza: il 78% delle aziende non ha adottato target di riduzione delle emissioni basati sui Science Based Targets.L’area Ambiente registra il miglior progresso tra tutti gli indicatori valutati, con un incremento medio di 9,6 punti in quattro anni. Parallelamente, le performance relative a Lavoro e Diritti Umani raggiungono una media globale di 59,5 punti: l’80% delle imprese ha introdotto politiche formali di Diversità, Equità e Inclusione, mentre il 78% applica misure strutturate per la salute e la sicurezza dei lavoratori.L’Italia tra i Paesi più avanzatiIl quadro italiano risulta particolarmente positivo. La quota di imprese che raggiungono il livello “Advanced+” è salita dal 21% del 2021 al 38% del 2025, un risultato che colloca il nostro Paese davanti a Spagna e Germania e allo stesso livello del Regno Unito.Cresce anche il numero delle aziende valutate: si passa da 1.551 nel 2021 a 4.175 nel 2025, segno di una partecipazione sempre più ampia agli strumenti di misurazione delle performance ESG.Procurement e controlli: prevale ancora l’approccio documentaleSecondo l’analisi, le attività di approvvigionamento sostenibile continuano a concentrarsi soprattutto sugli aspetti formali. Il 42% delle aziende ricorre principalmente a questionari rivolti ai fornitori non verificati, mentre il 46% richiede la sottoscrizione di un codice di condotta sulla sostenibilità.Molto più limitato il ricorso a verifiche dirette: solo il 20% delle imprese svolge audit in loco presso i propri fornitori, una percentuale rimasta sostanzialmente stabile negli ultimi quattro anni.L’intelligenza artificiale richiede dati affidabiliIl report richiama anche il ruolo crescente dell’intelligenza artificiale nei programmi di acquisto sostenibile. Secondo l’EcoVadis Barometer 2026, il 68% dei buyer utilizza già strumenti di AI, mentre per il 62% la priorità è validare i dati relativi alle emissioni di carbonio.Questa evoluzione si scontra però con la qualità ancora insufficiente delle informazioni disponibili. Il 30% dei fornitori non comunica alcun dato sulle emissioni di carbonio e il 26% fornisce soltanto stime aggregate, limitando così l’efficacia degli strumenti digitali.“Le organizzazioni hanno sviluppato strumenti sofisticati per analizzare i dati di sostenibilità dei fornitori. Ma i fornitori non dispongono di tali dati o non possono trasmetterli in una forma utilizzabile dai software – spiega Sylvain Guyoton, Chief Ratings Officer di EcoVadis – U(n software migliore non colma questo divario. Il problema della misurazione risiede nella base fornitori stessa e, per risolverlo, è necessario un impegno costante nel tempo: valutazioni strutturate, punteggi delle performance e un monitoraggio documentato”.Il coinvolgimento continuo dei fornitori accelera i miglioramentiLo studio evidenzia infine come il coinvolgimento continuativo della supply chain produca risultati misurabili. Le aziende che hanno partecipato a più cicli di valutazione EcoVadis ottengono infatti un punteggio medio di 63,2 punti, contro i 51,5 delle imprese valutate per la prima volta.Secondo EcoVadis, questo percorso favorisce una crescita progressiva della qualità dei dati e delle pratiche di sostenibilità lungo tutta la catena del valore.“Le aziende disposte a considerare il coinvolgimento dei fornitori come un processo continuo, anziché come un adempimento di conformità una tantum – conclude Guyoton – riescono a colmare la distanza tra le proprie intenzioni e ciò che sono effettivamente in grado di verificare”.







