VENEZIA - Partiranno da Venezia, ma la loro storia comincia a Sant'Urbano, nel Padovano. È qui che Lorenzo Sacchetto, originario di Costa di Rovigo, e Raffaella Roveron, di Lendinarta, hanno fondato con un gruppo di amici l'associazione "Pedalando – Movimento di Resistenza al Parkinson", nata per trasformare un'esperienza personale in un messaggio collettivo di inclusione. Oggi prenderanno il via per una nuova pedalata che li porterà fino a Lienz, in Austria, attraversando tutto il Veneto fino a Cortina. Circa 60 chilometri al giorno, non per inseguire un record, ma per promuovere il valore del movimento, della salute e della partecipazione. Un viaggio aperto a tutti, nel quale pedaleranno insieme persone con Parkinson, caregiver e volontari.
L’ESPERIENZA «Raccontare una storia di resistenza alla malattia nel momento in cui si vive può essere uno stimolo per chi vive la stessa situazione, ma anche per chi pensa che una diagnosi rappresenti un punto di arrivo - racconta Raffaella Roveron -. Per noi è qualcosa di bello, anche se impegnativo. Il Parkinson è una malattia degenerativa e, ogni volta che una funzione viene meno, bisogna trovare nuovi strumenti di riabilitazione. Ci siamo dati un motto: non mollare mai». Lorenzo Sacchetto oggi ha 59 anni e convive con il Parkinson da sedici. La diagnosi arrivò quando ne aveva 44. Nel 2021, quando i farmaci non erano più sufficienti a controllarne gli effetti, si è sottoposto all'intervento di stimolazione cerebrale profonda con l'impianto di elettrodi collegati a un neurostimolatore. È stato anche il momento in cui la bicicletta ha assunto un significato nuovo. Nel 2022 la coppia raggiunse Roma in otto giorni, un viaggio che segnò l'inizio di un percorso poi diventato associazione. Attualmente "Pedalando" riunisce persone con Parkinson, caregiver e cittadini che condividono la convinzione che il movimento possa migliorare la qualità della vita e rompere l'isolamento. L'iniziativa di quest'anno rientra nel progetto "Sport, salute e inclusione verso le Paralimpiadi Milano Cortina 2026", sviluppato insieme al Comitato Italiano Paralimpico del Veneto.LA PARTENZA La partenza simbolica sarà da Venezia, città dove la bicicletta non può circolare, quasi a ricordare che il movimento è prima di tutto un'idea. Da lì il gruppo raggiungerà Treviso, Vittorio Veneto, Pieve di Cadore, Cortina, Dobbiaco e infine Lienz, alternando le tappe agli incontri con associazioni, istituzioni e professionisti della salute per rafforzare una rete costruita negli anni. «Non vogliamo parlare soltanto del Parkinson - prosegue Raffaella Roveron-. Vogliamo parlare di movimento. La bicicletta è uno degli strumenti possibili, ma lo sono anche lo yoga, la danza, il nordic walking e tutte quelle attività adattate alle persone che convivono con questa patologia. Muoversi significa mantenere capacità fisiche, ma anche continuare a coltivare relazioni e socialità». Alla partenza saranno una quindicina di partecipanti, ai quali si uniranno lungo il percorso ciclisti della Fiab e volontari del territorio. Pedaleranno insieme anche un tandem con persone ipovedenti e una persona che ha affrontato il cancro. «L'inclusione è proprio questa: condividere la strada senza etichette. Ognuno porta con sé la propria storia e tutti contribuiscono a dare forza al messaggio» conclude Raffaella. Ad accompagnare la carovana ci sarà anche la Polizia di Stato, che garantirà la sicurezza del gruppo rendendo ancora più visibile un viaggio che, chilometro dopo chilometro, vuole dimostrare che la resistenza può assumere anche la forma semplice di una pedalata.






