Le previsioni di crescita dell’Italia nel 2026 sembrerebbero dimostrare in modo inequivocabile che l’economia non è una scienza esatta. Vale la pena di elencare le differenti stime più recenti di aumento nel nostro Pil per quest’anno: Fmi, Ocse e Commissione Europea +0,5% (queste tre istituzioni internazionali sono rigidamente ferme nel loro vaticinio da inizio anno, incuranti che dopo il solo primo trimestre la nostra crescita acquisita è già +0,63%); Banca d’Italia +0,6% (da +0,5%)(...) Il governo italiano +0,6%, (prudente e fa bene); Prometeia +0,7% (da +0,5%); the Economist Intelligence Unit +0,8%, Confcommercio +1%. Come si può notare, si va dalla metà fino al doppio. Naturalmente, tra +0,5% e +1% c’è tutta la differenza del mondo: nel primo caso siamo tra i Paesi ultimi per crescita, nel secondo caso, invece, siamo nella parte medio alta della classifica internazionale delle nazioni avanzate.
Deficit sotto il 3% nel primo trimestreNelle altre maggiori economie dell’Eurozona i governi non sono stati prudenti come il nostro e hanno inizialmente fissato obiettivi di crescita ambiziosi. Ma sono stati poi costretti dalla dura realtà a rivedere al ribasso le loro aspettative. Ad esempio, il governo di Parigi ha dovuto abbassare la sua stima per il Pil francese da +0,9% a un più modesto +0,7%, la Banque de France si è spinta addirittura a prevedere un risicato +0,5% (dal precedente +0,9%). Per forza. Nel primo trimestre di quest’anno il Pil transalpino ha fatto registrare un calo dello 0,1% e la crescita acquisita della Francia dopo i primi tre mesi è ferma a un debole +0,37%. Il Fmi ha preso atto di queste tendenze negative, riducendo la sua previsione per la Francia da +0,8% a +0,6%, mentre le altre istituzioni internazionali sono ancora ferme a +0,7% l’Ocse e a +0,8% la Commissione Europea. Numeri in cui non crede più nemmeno il presidente Emmanuel Macron. Le cose in Germania non stanno andando molto diversamente, l’economia ferma da sei anni sta mancando l’ennesima occasione per ripartire e il governo sta faticando perfino a spendere l’enorme debito pubblico che sta creando. Sì, perché la burocrazia tedesca si sta rivelando assai peggiore di quella italiana (che almeno i soldi del Pnrr ha saputo spenderli), mentre tutti ormai stanno scoprendo che i treni in Germania non arrivano mai in orario. Sta a vedere che, alla fine, quest’anno l’Italia crescerà di più di Francia e Germania, sovvertendo tutte le previsioni. E avrà anche conti pubblici migliori. Eppure, la narrativa dell’Italia ultima per crescita è dura a morire nel nostro Paese. Quando furono pubblicate le previsioni primaverili della Commissione Europea, il 21 maggio scorso, quasi tutte le maggiori testate nazionali misero in prima pagina il giorno dopo titoloni o articoli da tregenda: “Crescita, Italia maglia nera”, “Italia ultima per crescita”, “Se l’Italia torna ultima nell’UE”, ecc. Chiunque consultasse oggi le tabelle degli indicatori economici dell’Economist, potrebbe constatare che esistono anche previsioni molto diverse, che però non sembrano attirare l’attenzione né dei nostri titolisti né degli editorialisti, e che l’Italia non è affatto ultima per crescita, né in Europa né nel G7. Infatti, la previsione dell’Economist per il nostro PIL è +0,8%, esattamente come quelle di Francia, Austria e la media dell’Euro area, il Belgio è a +0,7%, la Germania a +0,6%. Nel G7 il Canada dovrebbe crescere come noi, il Giappone è previsto a +0,7%. La stessa Prometeia, sempre parca nelle sue stime, ha dovuto alzare le sue previsioni per il 2027 a +0,7%, un decimale in più della stima del governo italiano, il che è quasi una notizia. Tuttavia, sempre sulla base di previsioni ormai completamente superate come quelle della Ue, del Fmi o dell’Ocse, continua ad imperversare una letteratura giornalistica che dà l’Italia già per morta nel 2026 e ci spiega anche il perché con la solita lagnosa elencazione di cose che non abbiamo fatto per crescere di più: mancate riforme, burocrazia asfissiante, pochi investimenti, scarsa produttività e competitività. Ragazzi sveglia! L’Italia nel 2026 ha superato il Giappone nell’export, la nostra crescita acquisita dopo un trimestre è già molto più alta di quella di Germania e Francia, il nostro rapporto tra investimenti produttivi e PIL è più alto che in Francia, Germania, Spagna, Regno Unito e Canada, la produttività delle imprese italiane con più di 20 addetti è più alta in Italia che nelle tre altre maggiori economie dell’Eurozona, Germania compresa, il potere d’acquisto delle famiglie e a livelli record dai tempi dell’austerità, l’occupazione ai massimi storici, la posizione finanziaria netta sull’estero idem, i pernottamenti di turisti stranieri anche, i consumi stanno crescendo molto bene, dice la Confcommercio, che forse di consumi se ne intende più di tanti Uffici studi, Osservatori e presunti esperti. Italia prima per calo della disoccupazioneForse è bene sospendere i giudizi e attendere nuovi dati freschi, prima di tirare le conclusioni. Perché, allora, non aspettiamo tutti tranquillamente le stime preliminari Istat ed Eurostat del prossimo 30 luglio sul Pil del secondo trimestre 2026? A quel punto, sì, che avremo tutti le idee un po’ più chiare se alla fine dell’anno il nostro Pil sarà più vicino allo 0,5% o all’1%, se saremo stati più bravi noi o i francesi, i tedeschi o i giapponesi. E forse, sulla base di dati un po’ più solidi, anche nella nostra considerazione l’economia tornerà a sembrare un pochino di più una scienza esatta e non un festival di stime sgangherate.








