Un unico, grande, pericolo potrebbe mettere a rischio il successo annunciato dell’ultimo capitolo della saga di Spiderman. È la sovraesposizione mediatica, qualcosa contro cui è difficile combattere, perché, come tutti i più temibili nemici, si annuncia come amichevole sostenitrice e finisce per essere d’intralcio, se non peggio. Diretto da Destin Daniel Cretton, Spider-Man: Brand New Dayarriva finalmente in sala il 29, ma, prima della data fatidica, gli eventi costruiti per il lancio sono stati talmente tanti e variegati da comunicare l’impressione inevitabile del già visto. Del «nuovo giorno» di Peter Parker, combattente per il crimine nella tuta rossa e blu con ragnatele (omaggio al suo principale strumento di lavoro) si parla da anni in termini di attesa, perché ne sono passati tre dall’ultimo film. Di trama, perché la storia segna un punto di svolta importante nel percorso del protagonista. Di culto, perché i fan sono stati ammessi a iniziative pubblicitarie simili a liturgie collettive. Di gossip, perché l’amore tra Tom Holland e Zendaya è una di quelle ciliegine sulla torta che gli studios hollywoodiani adorano e promuovono da sempre. Insomma, il povero Uomo Ragno, alle prese con un universo che sembra averlo dimenticato e amici che hanno fatto strada lasciandolo indietro, dovrà vedersela, prima che con le nuove peripezie, con una vera overdose di se stesso: «ll film – dice l’attore – è il migliore della serie, concentrato sull’obiettivo di aggiungere nuove sfaccettature al personaggio. La trama è complessa, riguarda soprattutto i cattivi, a tratti sembra un thriller poliziesco e, al centro di tutto, c’è uno Spider Man disorientato, smarrito ». Gli anni passano, e la scelta di cancellare se stesso e il proprio ricordo dalle menti delle persone cui vuole bene inizia a pesare al punto da provocare un’inquietante trasformazione fisica, con gli occhi che diventano neri, il corpo che produce una strana ragnatela e con risvegli in cui il protagonista si ritrova avvolto in una specie di bozzolo (insomma, Kafka docet anche nei Marvel Studios): «Peter – dice il regista – sta attraversando una fase in cui molti di noi, in questo momento, possono riconoscersi. Vive nel cuore di New York, in mezzo a milioni di persone, eppure si sente solo, tagliato fuori da tutto. È la prima volta che lo vediamo impegnato nel tentativo di vivere la sua vita al di fuori della propria cerchia di amici e familiari». Una situazione che, in qualche modo, rispecchia quella dell’attore Tom Holland, arrivato al successo planetario così in fretta da avere, già a 30 anni, la consapevolezza che, per sopravvivere agli incassi stratosferici e alle leggi dello show-business, bisogna imparare presto ad andare oltre la sola recitazione, sia sul piano professionale che su quello personale: «Alla fine dell’ultimo film – dice lui – avevo chiuso il contratto firmato a 18 anni. Ero sinceramente in dubbio davanti alla proposta di partecipare a questo quarto capitolo». In una delle tante interviste aveva aggiunto che forse era il momento di voltare pagina («Se continuo a interpretare Spider-Man dopo i 30 anni, significa che ho sbagliato qualcosa»), poi è tornato sui suoi passi e, a parte l’indubbio richiamo di un franchise da un miliardo di dollari, deve aver influito sul ravvedimento la possibilità di partecipare alla creazione dell’opera, cosa mai avvenuta prima: «Ho ascoltato un sacco di podcast, ho studiato il personaggio, ho cercato soprattutto di comprendere cosa vogliono i fan». D’altra parte anche un attore sensibile e politicamente schierato come Mark Ruffalo ha ceduto alla tentazione di tornare a trasformarsi in Bruce Banner: «Da quando ero piccolo adoro Hulk – ha ammesso in un incontro con studenti a Roma –. I ragazzi amano eroi e dei, compresi quelli della Grecia e della Roma antica. Le saghe come questa sono forme di moderna mitologia, so di parlare ai giovani e voglio essere all’altezza delle loro aspettative, grato per le fortune che ho ricevuto». Sul set di Spider - Man: Brand New Day le cose che, per Holland, hanno reso tutto più facile sono state il senso di famiglia e naturalmente il legame con Zendaya, fresca sposa, arruolata anche per l’intero battage pubblicitario, che, a Roma, con la passeggiata a Castel Sant’Angelo illuminato di rosso, ha toccato il suo apice: «È una storia molto umana – dice la diva –. In fondo è un giovane che cerca di capire chi è nel mondo e che cosa diventerà. Deve imparare ad affrontare il dolore, a elaborare la perdita. Ogni volta che guardo Peter, mi viene voglia di allungare la mano attraverso lo schermo e abbracciarlo, dicendogli che deve prendersi cura di sé». Mano nella mano Holland e Zendaya stanno, in questi giorni, mettendo a segno un traguardo straordinario, recitano insieme in due blockbuster in sala, da una parte L’Odissea di Christopher Nolan (già record al box office mondiale), dall’altra Spider Man Brand New Day: «È davvero divertente – dice Holland – avere con se stessi quella sana competizione che ti porta a superare sempre ciò che hai fatto l’ultima volta». E dire che, Holland, nato a Kingston upon Thames, vicino Londra, maggiore di quattro fratelli, cresciuto in una famiglia che lui stesso aveva definito «molto creativa», ha dichiarato di recente, a Esquire, che questo mestiere non è il fine ultimo della sua esistenza: «Uno dei motivi per cui ho sempre avuto un rapporto così sano con la mia carriera, è che non è mai stata davvero la cosa che volevo a tutti i costi».
Spiderman sfida se stesso nel nuovo capitolo della saga: “Spider-Man: Brand New Day”
Tom Holland torna in sala nei panni del supereroe Marvel con accanto la moglie Zendaya. I due recitano anche nell’Odissea di Nolan: «Una sana competizione con …















