La finale non va in archivio prima solo perché a fare Messi – in tutt’altro ruolo – ci pensa il “Dibu” Martinez, saracinesca davanti alle Furie Rosse. Ma anche la valigia che contiene i miracoli prima o poi si svuota, soprattutto se sei il solo a farli. È così un altro ragazzo venuto dalla panchina, Ferran Torres, a consegnare all’inizio del secondo tempo supplementare, alla Spagna la Coppa del Mondo, bis dopo 16 anni dal trionfo in Sudafrica. È un epilogo che man mano passano i minuti sembra scontato, troppa Spagna, poca (niente?) Argentina. I numeri allora: contare i tentativi che in 120 minuti gli spagnoli orchestrano davanti alle parti di Martinez sarebbe lavoro da contabile, ma in questo ci viene in soccorso il servizio dati della Fifa che al minuto centoventi regala questa perla: tiri, 12 per la Spagna, 0 per l’Argentina. Poi l’unico, alto, di Simeone. Vero che il calcio e la matematica non sempre abitano lo stesso pianeta, ma nel catino in cemento del MetLife Stadium (oggi finito il Mondiale potrà tornare a chiamarsi così dopo 39 giorni di New York/New Jersey Stadium) abbiamo visto solo la Spagna. Il collettivo quindi batte il solista, il genio, l’artista. L’ultima di Leo Messi è mesta, nel risultato e nella prestazione.
Messi e Argentina battuti, la Spagna campione del mondo davanti a Trump
La squadra di Luis de la Fuente si laurea campione del Mondo per la seconda volta nella sua storia










