| 19 Luglio 2026 10:05 |
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«La strage di via D’Amelio, due mesi dopo quella di Capaci, ha segnato in profondità la coscienza del Paese. Rappresentò il culmine di un disegno eversivo che mirava a piegare le istituzioni democratiche e la stessa libertà degli italiani». Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ricorda così, nel messaggio diffuso ai cittadini e alla stampa, la strage di via D’Amelio nel 34esimo anniversario.
Il 19 luglio 1992 un’autobomba esplosa in via d’Amelio a Palermo, sotto la casa della madre del giudice Paolo Borsellino, uccise il magistrato e 5 agenti della scorta: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. L’attentato seguì di meno di due mesi l’assassinio di Giovanni Falconi, Francesca Morvillo e altri tre agenti della scorta Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Due momenti drammatici della storia d’Italia da cui la nazione seppe, però trarre la forza per dare un colpo decisivo alla mafia, quanto meno alla mafia stragista e violenta figlia dell’azione dei corleonesi di Totò Riina e Bernardo Provenzano.
«Paolo Borsellino – prosegue il Capo dello Stato – pagò con la vita il proprio impegno di magistrato, e con lui vennero uccisi cinque servitori dello Stato, i cui nomi sono iscritti per sempre nella memoria della Repubblica: Emanuela Loi, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina. A trentaquattro anni dall’eccidio restano intatti i nostri sentimenti di solidarietà e di vicinanza con i familiari di tutti coloro – uomini e donne delle forze di polizia, della magistratura, delle istituzioni – che hanno difeso la nostra comunità dal cancro mafioso. Quel disegno eversivo, con il loro contributo, è stato sconfitto. La Repubblica ha dimostrato di essere più forte. Catturando e condannando carnefici e mandanti».











