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Ricchezza record, investimenti in affanno. Nell’ultimo anno le disponibilità finanziarie delle famiglie italiane hanno raggiunto un livello mai visto prima. Ma la loro capacità di convertire i risparmi in investimenti sta registrando un progressivo indebolimento, vuoi per le turbolenze geopolitiche, vuoi per una scarsa educazione finanziaria o per la necessità di poter accedere velocemente ai propri risparmi in caso di necessità. È il quadro che emerge incrociando i risultati dell’analisi Fabi sui dati di Banca d’Italia con quelli dell’osservatorio “Look to the Future” realizzato da Nomisma e Athora Italia su un campione di 1.200 persone tra 18 e 75 anni.

Intanto, come rilevato dall’Aipb (Associazione italiana private banking) insieme a Prometeia, si estende il bacino del private banking.

Ebbene, secondo le rilevazioni della Federazione autonoma bancari italiani (Fabi), il patrimonio finanziario complessivo delle famiglie ha superato, nel 2025, i 6.487 miliardi di euro, con una crescita del 35% rispetto al 2020: oltre 1.600 miliardi in più in un quinquennio. Solo nell’ultimo anno l’incremento è stato di 446,3 miliardi, dai 6.041 miliardi del 2024 ai 6.487 miliardi del 2025 (+7%). Il dato più significativo riguarda la composizione della crescita. Le azioni detenute dalle famiglie sono passate da un valore di 973,9 a 2.077,2 miliardi di euro tra il 2020 e il 2025 (+113%), con un balzo del 16,4% soltanto nel 2025. Bene anche le obbligazioni (+111% nel periodo, a 523,6 miliardi) e i fondi comuni di investimento, cresciuti da 689,1 a 901,9 miliardi (+30,8%). Mentre la liquidità, pur restando la componente prevalente del patrimonio, è cresciuta a un ritmo nettamente inferiore: da 1.556,3 a 1.603 miliardi negli ultimi cinque anni (+3%), con un incremento di appena l’1,5% nel corso del 2025 trainato quasi esclusivamente dai conti correnti.