Sono 453 le nuove specie e sottospecie di piante spontanee individuate in Italia negli ultimi vent’anni. Un numero sorprendente, soprattutto perché si tratta nella quasi totalità dei casi di endemismi: vivono, cioè, esclusivamente nel nostro Paese e, in alcuni casi, in territori piccoli o piccolissimi, magari su una rupe o su una singola isola. Il dato emerge da un grande lavoro collettivo che aggiorna, a vent’anni di distanza, la mappa delle conoscenze sulla flora spontanea italiana. Lo studio, pubblicato sulla rivista Plant Biosystems, ricostruisce l’avanzamento della ricerca tra il 2005 e il 2025 e restituisce per la prima volta una fotografia dettagliata di un’Italia botanica conosciuta a velocità molto diverse: accanto a regioni studiate in modo approfondito esistono, a quanto pare, ancora territori nei quali resta molto da esplorare. Ma che cosa raccontano davvero 453 nuove entità botaniche? Una biodiversità ancora largamente inesplorata oppure il progresso degli strumenti scientifici? “Entrambi gli aspetti hanno avuto un ruolo”, spiega Lorenzo Peruzzi, docente del dipartimento di Biologia dell’Università di Pisa, in prima linea nel progetto insieme al gruppo di Floristica, Sistematica ed Evoluzione della Società Botanica Italiana, con il coordinamento di Gianniantonio Domina dell’Università degli Studi di Palermo. “Da una parte – spiega – esistono ancora aree del nostro territorio relativamente poco esplorate, in particolare nell’Italia meridionale, e quindi potenzialmente capaci di riservare nuove scoperte. Dall’altra, negli ultimi vent’anni sono cambiate molto anche le tecniche di analisi”. In effetti, un ruolo fondamentale appartiene alla cosiddetta tassonomia integrata, che affianca allo studio tradizionale della forma delle piante le analisi genetiche e altri metodi di indagine. “Questi strumenti che hanno permesso di reinterpretare la variabilità di numerosi gruppi. – prosegue Peruzzi – In alcuni casi abbiamo scoperto che dove pensavamo esistesse una sola specie erano in realtà presenti due o più specie distinte”.