La mossa avrebbe motivi soprattutto di politiche energetiche, come già aveva anticipato la governarice di Tokyo ad aprile: il caldo e la guerra in Iran avrebbero costretto i giapponesi a «esaurire gli strati da togliere». Il dibattito tra chi rivendica la libertà di indossare i pantaloncini sul posto di lavoro e la protesta di alcune lavoratrici «ancora costrette a depilarsi»
Se anche le autorità del compassato Giappone iniziano a dare il via libera ai pantaloncini in ufficio per gli uomini, evidentemente non è più possibile ignorare il grande tabù che anche in Italia pesa sull’abbigliamento degli uomini sul posto di lavoro. Ad aprire un varco verso la libertà di lavorare in presenza, ma a gambe pelose in vista è stata la governatrice di Tokyo, Yuriko Koike, già ministro dell’Ambiente. Come racconta il New York Times, la governatrice ha ampliato da aprile la storica campagna “Cool Biz”, dando il via libera ai pantaloncini e alle scarpe da ginnastica per i dipendenti dell’amministrazione metropolitana. La misura punterebbe a contenere l’uso dell’aria condizionata in un momento in cui i costi energetici sono cresciuti anche per le tensioni legate al conflitto in Iran, ma ha finito per riaprire due discussioni che in Giappone si pensavano ormai archiviate. A cominciare proprio dai peli sulle gambe degli uomini.










