di
Jacopo Storni
Non solo cantante ma regista, direttore artistico, fondatore di «Sintomi di felicità»: così Marco Voleri, a vent'anni dalla diagnosi di sclerosi multipla, è a fianco di Aism in un impegno di sensibilizzazione sull'importanza della ricerca.
Era il 19 luglio di vent’anni fa. Marco si svegliò con un forte formicolio alla parte destra del corpo. Tre mesi dopo, la diagnosi: sclerosi multipla. Aveva trent’anni, una carriera da tenore davanti a lui. «Pensai che fosse tutto finito ancor prima di iniziare. Ricordo che per sdrammatizzare, scherzavo con i miei amici e dicevo loro che avrei rinunciato a tutto, avrei aperto una gelateria e magari sì, avrei cantato O sole mio vendendo gelati». E pensare che oggi quel ragazzo di allora, diventato cinquantenne, ha cantato O sole mio in alcuni dei teatri più prestigiosi d’Italia e d’Europa. Tenore lirico, regista d’opera e direttore artistico, Marco Voleri è la dimostrazione che la malattia non è un limite. Anzi, si sbilancia lui, «può essere una risorsa, da quel giorno di vent’anni fa, dopo tre anni molto difficili, sono rinato e la mia vita è diventata migliore di prima». Certo, serve un'estrema forza di volontà: «Da quando mi hanno diagnosticato la malattia, ho continuato a cantare ancora più forte di prima, testardo come un livornese». Dal 2020 guida il festival internazionale Pietro Mascagni alla Fondazione Teatro Goldoni di Livorno, la sua città, dove dal 2023 è anche direttore della Mascagni Academy. Sceglie questo anniversario per parlare pubblicamente della malattia con un obiettivo preciso: dire a chi ha appena ricevuto la stessa diagnosi che i propri sogni, professionali e di vita, restano legittimi e raggiungibili. Dalla sua esperienza professionale e personale è nato un impegno pubblico: prima il libro Sintomi di Felicità, poi, nel 2013, la fondazione dell'omonima associazione, attiva negli ambiti della cultura, dello sport, dell'inclusione e del benessere, con progetti mirati sulla sensibilizzazione verso la disabilità a 360 gradi e l'idea guida che la fragilità possa trasformarsi in un progetto per gli altri.







