GROSSETOIl clima intorno all’Us Grosseto rimane teso. Il motivo? Il futuro dell’impianto sportivo di Roselle. I gruppi consiliari di opposizione – Partito democratico, Grosseto Città Aperta e Azione – hanno sollevato forti perplessità riguardo all’accordo di mediazione sulla concessione della struttura, autorizzato dalla Giunta comunale qualche giorno fa. In vista dell’incontro di mediazione decisivo, fissato mercoledì 29, le opposizioni chiedono che l’atto venga sottoposto a un vaglio approfondito da parte delle Commissioni consiliari competenti e che sia acquisito il parere obbligatorio dei revisori dei conti. Al centro della contestazione vi è l’impatto economico e gestionale dell’operazione: oltre 4,5 milioni di euro di valore complessivo e una concessione del bene pubblico che si estenderebbe fino al 2054. I consiglieri Leonardo Culicchi (Pd), Carlo De Martis (Grosseto Città Aperta) e Giacomo Cerboni (Azione) evidenziano punti critici nei numeri della delibera: 335 rate mensili da 13.508 euro, un canone concessorio annuo di soli 633 euro e una fideiussione a garanzia limitata a dodici mensilità e di durata annuale, seppur rinnovabile. "Non siamo contrari a una soluzione che salvi lo sport a Roselle e la continuità del rapporto con il Grosseto Calcio – dicono – Ma è inaccetabile che un impegno pluridecennale di tale portata venga definito dalla sola Giunta, in tempi ristretti e senza il parere dell’organo di revisione, previsto esplicitamente dall’art. 239 del Testo unico per le transazioni". La richiesta formale è la convocazione urgente della II e della III Commissione consiliare, affinché si possa verificare la sussistenza della competenza consiliare, ottenere il parere tecnico dei revisori e assicurarsi che fideiussione e piano economico-finanziario siano non solo promessi, ma concretamente depositati e verificati prima di ogni firma. I consiglieri auspicano che il confronto possa avvenire "con tempestività, suggerendo un eventuale passaggio in Consiglio comunale già in occasione della seduta programmata per il 28. "La città ha il diritto di sapere come vengono spesi i suoi soldi e gestite le sue strutture pubbliche – concludono - Un accordo di questa portata si costruisce con le carte sul tavolo e un confronto vero".