Milano, 19 luglio 2026 – “Se ti affacci sei una p.”. Sera del 29 giugno, appartamento in zona Crescenzago. Silvia (nome di fantasia) ha appena fumato una sigaretta sul balcone, trasgredendo un incomprensibile divieto del fidanzato: “Se ti dico una cosa devi farla, sei un’ingrata, volgare, psicopatica pazza e non ce la faccio più”. Il ventiseienne albanese R.R. se la prende prima con il ventilatore, spaccato con un calcio, e poi con la donna, colpita prima al braccio e poi alla gamba. Lei lo manda via, ma lui torna poco dopo mezzanotte e ricomincia a insultarla.

La visita alla Mangiagalli

Il primo luglio, Silvia, che fino a quel momento aveva sempre preferito non fare il nome del fidanzato non convivente, decide di raccontare il suo calvario ai medici del centro specializzato della clinica Mangiagalli, che una volta di più hanno avuto un ruolo decisivo nell’accompagnare la vittima nel percorso di consapevolezza delle violenze subite e nel darle la forza di denunciare R.R. Ieri l’uomo è stato arrestato dagli agenti del Nucleo tutela donne e minori della polizia locale, guidati dal comandante Gianluca Mirabelli, e portato in carcere in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Francesca Mazza su richiesta del pm Laura Biliotti.