Prima la battitura delle alte reti che proteggono i cantieri della Torino Lione. Poi il tentativo di sradicare con una corda i rotoli di filo spinato sopra le recinzioni. Infine la risposta della polizia, che aziona gli idranti e utilizza i lacrimogeni. Dura tutto poco meno di un’ora alla frazione Traduerivi di Susa, dove una sessantina di manifestanti No Tav, tutti giovanissimi, partono in corteo poco prima delle 22 dal presidio allestito a bordo della statale 24. Un presidio storico, immerso nel verde e contrassegnato da un container bianco usato come base logistica per la serata conviviale. Lì hanno cenato insieme passandosi piatti di plastica con insalata di riso e formaggio, dopo aver passato il pomeriggio al campeggio di Venaus tra presentazioni di libri e musica. Poi hanno suonato, danzato di fronte alla consolle del dj set. Quella di sabato è la seconda giornata del weekend che il movimento No Tav ha organizzato in attesa del festival “Alta felicità”, previsto per il prossimo fine settimana. La prima, venerdì sera, era finita con i fuochi d’artificio lanciati oltre le reti che proteggono il cantiere dell’autoporto di San Didero. Ieri, invece, gli scontri ci sono stati. Anche se brevissimi. Quando da Traduerivi parte il corteo, una ragazza agita la bandiera No Tav e il gruppo intona gli slogan del movimento. Si cammina per pochi metri e all’altezza del cantiere della frazione, dove dovrebbe passare l’alta velocità, i dimostranti si infilano nei boschi e iniziano a battere con sassi e bastoni sulle ringhiere. La notte è buia ma il grosso faro dentro al cantiere illumina a giorno la scena superando le fronde degli alberi. La polizia osserva da dentro il cantiere, mentre il mezzo equipaggiato con gli idranti si fa strada lentamente verso la rete. Dopo una decina di minuti la “battitura” - questo il gergo dei manifestanti - finisce, e dal gruppo si staccano otto incappucciati. Giubbotto e pantaloni neri impermeabili, volto coperto, legano una corda al fino spinato in cima alle reti e iniziano a tirarla insieme a ritmo: «Uno, due tre». Pochi minuti e la polizia attiva gli idranti e il resto dei manifestanti - che erano corsi a continuare la battitura dall’altro lato del cantiere - accorre in solidarietà con gli otto incappucciati. Che dopo diversi tentativi infausti riescono a sradicare un pezzo di filo spinato, esibito come trofeo, mentre un’altra ventina di attivisti si inginocchia di fronte alle recinzioni per continuare la battitura. Qualcuno lancia una pietra. I getti d’acqua degli idranti passano sopra le loro teste. Le bagnano appena, mentre investono il resto del presidio. Quando sono quasi le undici e l’azione di disturbo va avanti da tre quarti d’ora, dai blindati della polizia arrivano i lacrimogeni. Sono pochi, probabilmente non più di tre, lanciati nel giro di un minuto. È quanto basta a disperdere momentamente quel presidio di ragazzi che ha sfruttato il buio della notte valsusina per imbastire l’azione di disturbo. Nessuno si ferisce, e il gruppo si riforma non appena la tosse e il bruciore agli occhi generato dai lacrimogeni è passato, ma dura poco: alle undici, il corteo torna sulla statale 24, bloccata dai mezzi della Polizia, per poi disperdersi al presidio di Traduerivi.