Di Luigi Sbarra, ex segretario della Cisl assunto al governo da Giorgia Meloni come sottosegretario al Sud, si erano perse le tracce. Tanto da suggerire che la sua invisibilità fosse il segnale della delusione della premier dopo l’esito del referendum al Meridione. Anche perché la presidente del Consiglio aveva creato l’incarico proprio per assicurarsi una copertura politica nelle regioni del Sud, dove tradizionalmente è più forte Forza Italia. Ora l’ex sindacalista è tornato suo malgrado al centro della scena. Tra le sue deleghe ha la Zes (Zona economica speciale) unica per il Sud e quella sulla perequazioni delle infrastrutture, come da legge sul federalismo fiscale. Questioni collegate e ora diventate incandescenti.
IN QUESTO ANTICIPO di campagna elettorale, con l’ombra di Vannacci che si allunga sui sondaggi, la Lega ha deciso di aprire di nuovo il fronte dell’autonomia differenziata. Ma con altri mezzi e altre locuzioni. I presidenti delle regioni settentrionali sono tornati a chiedere la Zes anche al nord. La proposta, fino a ora, sembrava una boutade. Come hanno fatto notare diversi centri studi, anche di ispirazione liberale, è un contraddizione in termini: un paese che diventa una intera zona con vantaggi fiscali presuppone tutt’altre infrastrutture legislative. Il segretario del Carroccio, in difficoltà nel suo partito, si è fatto promotore della richiesta, del valore di tre miliardi di euro, asserendo che era già stato coinvolto anche il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti.







