Neri Parenti si racconta al Lamezia International Film Fest 2026, dove ha ricevuto il Premio Paolo Villaggio. Il regista immagina Fantozzi alle prese con i social, le app e le verità assolute, difende Amici miei... Come tutto ebbe inizio dalla «gogna mediatica» che ne segnò l’uscita e ricorda la lezione più radicale di Villaggio: «Se una cosa fa ridere, si fa». Poi parla di comicità fisica, politicamente corretto, lavoro con gli attori e giovani autori cresciuti tra smartphone e TikTok: «Una pillola non è un film».
Neri Parenti, l’Italia fantozziana e la risata senza airbag
Se Ugo Fantozzi vivesse oggi, il Megadirettore Galattico probabilmente non avrebbe più un volto. Sarebbe un algoritmo. La signorina Silvani invierebbe vocali di otto minuti, Filini aprirebbe un gruppo WhatsApp per organizzare la gita aziendale e il ragioniere finirebbe bannato per avere messo un “mi piace” alla fotografia sbagliata. Naturalmente durante una diretta mondiale.
Neri Parenti non ha dubbi: il nuovo girone infernale della commedia italiana abita nei social network, nelle app d’incontri e in quella pletora di tuttologi che pontificano su politica, gossip e qualsivoglia scibile umano. Una fauna che Fantozzi avrebbe attraversato con la consueta miscela di sudditanza, speranza e sventura.






