Co[Opera], il tradizionale appuntamento della cooperazione allo sviluppo, quest’anno si è svolto attorno alla celebrazione del decimo anniversario dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) creata con la legge 125 del 2014. Divenuta operativa nel 2016, l’Aics ha cambiato molte cose della nostra cooperazione in termini di visione, qualità e di risorse. Era giusto fare il punto delle sue attività, soprattutto dopo che l’Ocse-Dac, il comitato sull’assistenza allo sviluppo (unico organo deputato al controllo e verifica dell’aiuto pubblico allo sviluppo globale) ha appena rilasciato le sue raccomandazioni all’Italia nel quadro della peer review che avviene circa ogni 5 anni.
Alla presenza del ministro degli Esteri Antonio Tajani e del viceministro della Cooperazione Edmondo Cirielli, si sono svolti dibattiti e confronti sullo stato della nostra cooperazione, con la partecipazione di altri esponenti di governo e dell’opposizione. L’appuntamento è avvenuto in un momento critico per l’aiuto pubblico allo sviluppo (Aps) globale, con un calo generale di oltre il 20 per cento che tende a proseguire.
La causa dipende dai tagli dell’Aps americano (USAID) ma anche tedesco e francese (circa il 40 pe cneto in meno), olandese e di altri. La tendenza a una diminuzione stabile, alla quale non partecipa tuttavia l’Italia. Gli unici Paesi europei che non hanno diminuito i loro aiuti sono infatti il nostro e la Spagna. Se la peer review sottolinea che lo 0,7 per cento del Pil di aiuti è tuttora lontano, non può fare a meno di notare la tenuta sostanziale della nostra Aps.







